Teresa è fatta di ghiaccio

Teresa è fatta di ghiaccio. E’ la donna più trasparente al mondo, dentro il suo corpo s’intravedono ciliegie rosse di aperitivi, alcune buttate giù intere altre masticate. Si nutre solo di ciliegie sciroppate. Esce da casa quando è sotto zero, beve Manhattan per ritrovare la voce, quando fa caldo si dilegua. A volte se cammina scalza, ingloba foglie secche e rametti, che dopo vagano nel suo corpo, e si aggiungono a pietruzze, bollicine d’aria, crepe di calore, sabbia di mare, farfalline. Nasconde il suo volto con il trucco, non la vedi subito che è ghiacciata. Sovente i suoi baci sanno di orzata, o menta piperita, dipende dallo sciroppo che beve per sciogliersi la lingua. Quando le capita di abbracciare molto, dimagrisce, perde peso a seconda di quanto amore riceve, o di quante sigarette fuma, i fumi si cristallizzano nel suo petto in aloni grigi che sembrano temporali. Le grandi passioni la sconvolgono sempre, torna a casa lasciando ciliege candite sulla strada, buone per i corvi.  A casa fa saune ghiacciate, il vapore si condensa e la riforma come una figlia. Gli ricostruisce giunture, dita, occhi, denti spezzati, braccia e parti del corpo sciolte. Si spoglia nuda davanti alla sua finestra, per farsi levigare dal sole, prova piacere nel sentirsi evaporare, come se il calore le baciasse i capezzoli, la facesse sublimare, come se le baciasse il volto, la penetrasse in ogni cristallo. Vista in controluce nella luce della sua stanza, bianca come un quarzo, le ciliegie nel suo intestino sembrano una collana di corallo tra lo stomaco e le natiche.  Gocciola e sembra sudore, ama sentire il suo naso colare, immaginare mani invisibili sui fianchi.  Su di lei il ghiaccio non è rigido, anzi le conferisce una scioltezza fuori dal comune, essendo priva di giunture e di ossa, balla nel vapore, sciogliendo solo sentimenti, quando fa l’amore con il sole, il suo corpo diventa così sottile da liberare tutte le ciliegie, la sua estasi nel volo di piccole farfalle. A volte scompare passeggiando sotto la pioggia, rimane di lei un ombrello perso, capovolto dal vento. Dorme e ricompare, il suo ombelico sulla neve, il suo pube sciolto dal sole, come erbetta che spunta, si alza e ritorna ad amare lasciando dietro di lei l’impronta.

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