Mese: febbraio 2017

Scappiamo da questa città

Scappiamo da questa città
ci sono troppi geni, eventi
troppi inviti, troppe cose in contemporanea
bisogna lavorare per stare dietro a tutti
questi geni dell’esibizione
io voglio trasferirmi
in una città di ciabattini
solo geni delle suole
e poi mare, tanto mare dietro le case
mare che faccia rumore
più rumore di quello che senti dentro
più del cuore e che siano rare le parole
che abbia ancora un senso il silenzio

I sensi di Colpa

 
Ho una relazione, lei si chiama Colpa, ha uno strano modo di farti sentire che ti ama, quando ha bisogno di qualcosa, i suoi sensi ti penetrano, come i tentacoli di medusa, ti urtica, a volte ti paralizza, ti stende ti annienta, e finisci per odiarla. Poi ti viene di cercarla, ne sono innamorato o non mi comporterei così. Non mi metterei a piangere per lei, non farei così attenzione a quello che mi dice dentro. Deve essere davvero bellissima, Colpa, io la vedo sempre di schiena, ha i capelli neri lunghi corre verso la notte, oppure mi travolge all’improvviso, mi toglie il respiro, mi sussurra parole che diventano un mantra, come una sirena, io potrei impazzire per lei, potrei buttarmi giù da un grattacielo per farla stare zitta. Che cosa vuole da me quest’amante che non voglio, perché la amo se la odio? Perché mi conosce così bene? Quest’anima gemella fantasma, Beatrice arrivata dall’inferno, Penelope che non disfa le sue tele e le accantona dentro in una stanza nei pensieri. Ci disegna ricordi, li dipinge, li attacca alle pareti, mi corrompe, prende la forma di ciò che amo. Devo separarla da me, vederla per quello che è, una nuvola mangia anima, una nuvola carnivora, devo lasciarla sola, che faccia pioggia e si consumi, che vada con altri. Mi ha stufato.

qualche poesia nuova :)

fuori guardavo il cielo stellare
a pochi passi da una mano
a una corsa dalle voci conosciute
gli alberi di notte diventavano tutti neri
uguali ai muri,
ma c’erano lenzuola fresche sopra le scale
e poi il dormire insieme in un buio domestico
ad aspettare la luce che rovesciava la paura
in qualcosa da cercare.

 

…………………….

 

l’invecchiamento precoce dei controllori negli autobus, lo si vede dai tesserini identificativi che mostrano, prima erano teste colorate, più magri, ora canuti o imbiancati, più consumati o ingrassati.
sembrano passati vent’anni
ma sembra strano
che non se ne accorgono
i controllori sono come i passeggeri
capolinea dopo capolinea si allontanano da quelle foto
che sono costretti a mostrare
non deve essere un lavoro facile
identificarsi in una foto
non siamo più gli stessi
nelle carte di identità
dovrebbero multarci per truffa
vivere è un lavoro usurante.


 

 

I bar sono dappertutto uguali
anche negli ospedali
primari segretarie pazienti
tutti in fila allo schieramento dei cornetti
alla crema cioccolata marmellate miste
e caffè tazzine su tazzine a lavare da mani veloci, l’acqua corrente, la schiuma dei cappuccini sopra il labbro superiore,
una pausa da ciò che si è il caffè
i tavolini piccole isole di esistenza,
ci mischiamo nei bar come carte
e sembra non ci sia più sorte
prendiamo anche dell’acqua
prendiamo qualcosa
Il chiacchiericcio la vetrina di panini
stiamo tranquilli qui nel bar dell’ospedale
e alla macchinetta automatica
sediamoci qui che stiamo più comodi
in questa specie di città dentro a un palazzo
facciamo tutto quello che dobbiamo fare
e andiamocene a casa in fretta
che con la macchinetta della moka
viene meglio
ho l’impronta delle tue mani
in ogni mio ricordo

 

……………………………………………

Tu sei come quelle rose che profumano di più, che non si vedono nei negozi, perché si nascondono dietro i muretti. Sei come quelle rose che non sono perfette ai loro occhi, e nemmeno ci credi di profumare così. Non ti mischi troppo ai tuoi coetanei, hai bisogno di profondità, sai quanto la vita può pungere, ma nascondi le tue ferite con leggerezza. E con leggerezza le sai curare. Credi di avere dei difetti, e invece profumi