Mese: novembre 2013

Alberi Rossi

Alberi Rossi

Tu sei per metà mia figlia e per metà mia madre
Quando facciamo l’amore penetro nel ventre dal quale m’hai fatto nascere un tempo
Io annoto le grida e i pensieri durante l’orgasmo
Mi piacerebbe restare in te per l’eternità
Mi piacerebbe morirvi
Ma devo uscire ed è per questo che piango sempre un po’
I miei occhi brillano come quelli dei navigatori celebri
Che non ho potuto vedere
Dai primi istanti la fica scaldata a puntino è la più dolce
Fra le unità abitative
Poi si può salire su un battello alzarsi in volo con un dirigibile andare lontano
Tutto il tuo corpo è una rappresentazione in scala dei paesaggi che sorvolo
Quando io grido troppo forte mi metti sulla bocca i bavagli dei tuoi seni
T’inchiodo sul letto coi miei baci così come s’inchiodava il Cristo alla croce
I sessi diventano umidi ma non è sangue
Quando bacio la tua bocca penso alla tua fica
E quando bacio la fica penso alla bocca
Le gambe volano in cielo come piccioni carichi di messaggi
Le gambe le ginocchia e le cosce segreto delle gonne
Le gambe così viziosamente pudiche quando riposano l’una contro l’altra
Solo l’odore delle mutande tradisce la vita tra le gambe
Immagino spesso com’è la fica quando una donna cammina sul marciapiede andando al lavoro
Quando una madre si stende accanto ad un bambino
Quando una donna si piega per raccogliere un guanto
Studiare la fica in tutte le posizioni
Il piccolo essere vivace che fa che la donna sia donna
L’essere che noi chiamiamo teneramente o volgarmente
L’essere per il quale abbiamo mille nomi ma non una sola ingiuria

(Karel Hynek)

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