Mese: maggio 2013

Sulla punta dell’indice, un bacio è una promessa

Stellami d’incantesimi,
voglio metterti braccialetti d’argento alle caviglie
meravigliami, voglio svolgerti scoprirti come sibille,

parlami, accetta le mie fuse
smembrami, mentre t’osservo danzare ; fondimi,
ed il calore divampare, sulle città di lampioni ,accecami allunaggiami

pelle di lune, spiaggiami, allungati fino al collo
fammi bottiglia, per piaceri nuovi, alcolizzami
di sentieri, sparsi sui tuoi capelli puliti

lavami e sporcami, deformami, di petali ti sfoglio
come un libro deserto, vapori di respiri
mentre danzi nei respiri, e poi occhi

socchiusi, dormi e mi calmi, balli e mi calmi
sulla punta dell’indice, un bacio è una promessa
per la notte, che non sarà mai più  la stessa.

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La paura

La paura è un leone nero che dorme al tuo fianco,
quando è tranquilla sbadiglia, gli puzza anche l’alito.
Si fa accarezzare, fa le fusa. “Una voragine nei suoi sogni”
Quando si sveglia è una fiera meravigliosa!
“Una sposa, piatti da lavare, code supplementari, date sorpresa.”
Ruggisce, è maestosa, imponente
Esce dalla gabbia, ti guarda negli occhi
“Profondità abissali, venti di oceani, scie stellari, asteroidi che diventano scie di luce alla velocità dei pensieri”
Se non sai domarla parte a razzo,
conosce ogni dimensione, ogni tua delusione.
“Ogni tua canzone, l’ombra di ogni decisione, dolcezze, sensualità da fare indigestione”
Ti ferirà, cambierà i cieli e i mondi
“Pozzi profondi, cartavetro, motori, mattatoi. L’inferno frammentato, tutt’intero, la devozione dello schiavo”
Sarà tua alleata, quando imparerai a conoscerla
“Devi curarla come una bambina, il mondo la incendia, l’universo è silenzioso”
Numeri da mettere in ordine, riposare, tutta la vecchiaia, tutta la storia
In un fruscio di salice.

Abbiamo cambiato colore inseme

l mio gatto non è mai stato razzista,
mi avrebbe amato anche se fossi stato rosso o verde
mi avrebbe amato anche se fossi stato un cane.
Ora è cieco, mi ama anche se sente solo il mio odore.

Quando t’ho conosciuta abbiamo fatto una foto e io avevo la pelle gialla,
tu invece rosa, stonavamo un pò insieme a colori,
siamo stati insieme secoli. Siamo diventati fiori.
Piano piano, a piccoli passi.

Abbiamo cambiato colore insieme,
nell’alba ci schiarivamo come il grano
ci lavavamo con lo stesso sapone,
ma il tuo odore è sempre stato più buono.

Nella notte diventavamo ombre calde,
mi ci sono voluti mesi per imparare a mettere bene il braccio
quando a fianco a fianco, accendevamo l’estate.
Abbiamo raccolto i lamponi, ma io li ho presi tra le labbra per millenni

quelle labbra intatte nei giorni.
Sei stata buona con me, come il miele dei tuoi boschi.
le stesse antipatie, gli stessi gusti, gli stessi classici screzi.
E poi è venuto autunno, dietro le foglie gialle

tu sempre rosa, tu sei sempre più rosa
Ed io sono l’autunno in qualsiasi stagione.
Mi lavo la pelle con lo stesso sapone
ma il tuo sapone ha un altro sapore

Pianta di datteri

A volte mi aspetto qualcosa da altri, mi aspetto sempre qualcosa da me.
Mi chiedo perchè? Odio ancora la mia stramaledettissima maestra
che mi umiliava per un errore, e sono passati 30 anni, e mi diceva chi ha tempo non aspetti tempo e sono passati 30 anni.
E la guardavo negli occhi ed avevo paura, cosa voleva da me?
Non dormivo la notte, ma era lei a vomitare. Io ero felice di giorno.
Non dovevo parlare, ridere, ero nato per ridere.
Cara maestra Vanda Crepaldi, che già il nome dice tutto, lei non vedrà mai i miei frutti. E come lei tanti altri. Penso non gli freghi niente.
Perchè sono una palma da datteri, non se l’aspettava vero?
E poi ancora, parenti che dicevano, ch’ero strano, lo ero davvero, ma non raccoglierete i miei frutti. Non è colpa mia se eravate pazzi.
Avete seminato dei deserti, avevo parole dolci, non hanno dato ancora nessun frutto.
Mi godo la pioggia, ed il sole, sono una pianta strana,
non fa carriera, esce poco, ho radici dappertutto.
Quanta paura ho setacciato fino all’osso, nessuno immagina quanto lavoro ho fatto.
Sono imbastardito con le piante e gli animali, io vegeto ed annuso, mi espando, e prego e maledico, non sono pianta di fico.

Coricati accanto a me come la sera

Coricati accanto a me come la sera
Che sia sfera, curva ,piccola onda
Dammi la schiena o solo i capelli, un ombelico che respira.
Quanto odora, una fetta di pazienza?
La tua calma vivenza, pronta a sorgere
Quando ti ripenso,
m’increspa, cresco, mi sfida, mi chiude la pancia
E m’ avvolgi, d’edera e sorridenza
Richiami di adolescenza, nuda
Piena di speranza, arroganza,
Mentre salivi come una razza,
sul mio corpo-spiaggia, la tua pelle levigata
e infinita, d’amore, donna e tenera
benedizione, un raggio di luce sulla fronte
quella crudele dolcezza,
da brividi, lividi, e poi la doccia
La luna si rigira, s’infeltra
il calice che m’hai lasciato
tra le mani odorose di notturna linfa
posso berti nei sogni, che tristezza!
Tornerò ancora bambino tra le tue mani?
E tu mia ninfa domani?
Migliaia di scontrini, passaggi,
nessune voci, nessuna somiglianza.
Una enorme i inguaribile angoscia
Dentro la mia stanza.