Autore: andreagruccia

Mi piace scrivere, fotografare e dipingere la realtà attraverso la fantasia, e la fantasia attraverso la realtà. Grazie.

la doppia cittadinanza

 

Guardo nella piazza
passano barche a remi notturne
sospese nell’aria
sono un gruppo di attiviste dei sogni

sui fianchi delle barche ci sono dipinti i nomi,
Luisa s’avvicina al mio balcone
– ciao se vuoi sali! –
– ma ci stiamo in due? –
– ovvio o non l’avrei chiesto! –
Lei è vestita come una studentessa di antropologia, penso comunista.
Rema per raggiungere le altre che nel frattempo si sono date alla notte.
– Guarda il cielo – mi dice che l’intera via lattea è la pancia dello squalo universo.
– è una specie in via di estinzione – poi accosta la barca vicino a un tetto, gira la corda attorno a un camino e si mette a guardare lo squalo universo con un sorriso di stupore. Prende una birra da sotto una coperta ne fa un sorso e me la passa.
– siamo dentro alla sua pancia, non è meraviglioso?-
– siamo vivi e mangiati allo stesso tempo dici questo?- Lei si gira e mi abbraccia, siamo al settimo piano.
– ho le vertigini – le dico che non sono abituato a queste cose. Così mi riporta a casa, le dico di venire a dormire da me. Ci mettiamo sul letto. Ci baciamo, penso che se facessimo un figlio, avrebbe la doppia cittadinanza, quella reale e quella dei sogni. Spengo la luce. I suoi seni pulsano con una luce flebile e intermittente. Creano delle geometrie luminose che seguo con i baci, probabilmente tutto il suo corpo è così ma io riesco a vedere solo ciò che mi è visibile. – lucia forse è meglio di no –
– Lo faccio anche per lo squalo universo, il nostro amore lo farà espandere…- sussurra.
E’ fresca come la notte, mi sembra di camminare su un prato umido, l’erba è sempre più alta, mi sento un insetto, sono un grillo tra i grilli, il nostro amore è un piccolo bagliore, cerco di fare il mio meglio.

 

 

Scappiamo da questa città

Scappiamo da questa città
ci sono troppi geni, eventi
troppi inviti, troppe cose in contemporanea
bisogna lavorare per stare dietro a tutti
questi geni dell’esibizione
io voglio trasferirmi
in una città di ciabattini
solo geni delle suole
e poi mare, tanto mare dietro le case
mare che faccia rumore
più rumore di quello che senti dentro
più del cuore e che siano rare le parole
che abbia ancora un senso il silenzio

I sensi di Colpa

 
Ho una relazione, lei si chiama Colpa, ha uno strano modo di farti sentire che ti ama, quando ha bisogno di qualcosa, i suoi sensi ti penetrano, come i tentacoli di medusa, ti urtica, a volte ti paralizza, ti stende ti annienta, e finisci per odiarla. Poi ti viene di cercarla, ne sono innamorato o non mi comporterei così. Non mi metterei a piangere per lei, non farei così attenzione a quello che mi dice dentro. Deve essere davvero bellissima, Colpa, io la vedo sempre di schiena, ha i capelli neri lunghi corre verso la notte, oppure mi travolge all’improvviso, mi toglie il respiro, mi sussurra parole che diventano un mantra, come una sirena, io potrei impazzire per lei, potrei buttarmi giù da un grattacielo per farla stare zitta. Che cosa vuole da me quest’amante che non voglio, perché la amo se la odio? Perché mi conosce così bene? Quest’anima gemella fantasma, Beatrice arrivata dall’inferno, Penelope che non disfa le sue tele e le accantona dentro in una stanza nei pensieri. Ci disegna ricordi, li dipinge, li attacca alle pareti, mi corrompe, prende la forma di ciò che amo. Devo separarla da me, vederla per quello che è, una nuvola mangia anima, una nuvola carnivora, devo lasciarla sola, che faccia pioggia e si consumi, che vada con altri. Mi ha stufato.

qualche poesia nuova :)

fuori guardavo il cielo stellare
a pochi passi da una mano
a una corsa dalle voci conosciute
gli alberi di notte diventavano tutti neri
uguali ai muri,
ma c’erano lenzuola fresche sopra le scale
e poi il dormire insieme in un buio domestico
ad aspettare la luce che rovesciava la paura
in qualcosa da cercare.

 

…………………….

 

l’invecchiamento precoce dei controllori negli autobus, lo si vede dai tesserini identificativi che mostrano, prima erano teste colorate, più magri, ora canuti o imbiancati, più consumati o ingrassati.
sembrano passati vent’anni
ma sembra strano
che non se ne accorgono
i controllori sono come i passeggeri
capolinea dopo capolinea si allontanano da quelle foto
che sono costretti a mostrare
non deve essere un lavoro facile
identificarsi in una foto
non siamo più gli stessi
nelle carte di identità
dovrebbero multarci per truffa
vivere è un lavoro usurante.


 

 

I bar sono dappertutto uguali
anche negli ospedali
primari segretarie pazienti
tutti in fila allo schieramento dei cornetti
alla crema cioccolata marmellate miste
e caffè tazzine su tazzine a lavare da mani veloci, l’acqua corrente, la schiuma dei cappuccini sopra il labbro superiore,
una pausa da ciò che si è il caffè
i tavolini piccole isole di esistenza,
ci mischiamo nei bar come carte
e sembra non ci sia più sorte
prendiamo anche dell’acqua
prendiamo qualcosa
Il chiacchiericcio la vetrina di panini
stiamo tranquilli qui nel bar dell’ospedale
e alla macchinetta automatica
sediamoci qui che stiamo più comodi
in questa specie di città dentro a un palazzo
facciamo tutto quello che dobbiamo fare
e andiamocene a casa in fretta
che con la macchinetta della moka
viene meglio
ho l’impronta delle tue mani
in ogni mio ricordo

 

……………………………………………

Tu sei come quelle rose che profumano di più, che non si vedono nei negozi, perché si nascondono dietro i muretti. Sei come quelle rose che non sono perfette ai loro occhi, e nemmeno ci credi di profumare così. Non ti mischi troppo ai tuoi coetanei, hai bisogno di profondità, sai quanto la vita può pungere, ma nascondi le tue ferite con leggerezza. E con leggerezza le sai curare. Credi di avere dei difetti, e invece profumi

Soffro di passione alta

 

Parlare d’amore non è un’urgenza
non avere un amore non è un pericolo
essere pigro, uscire poco, avere l’accidia
non è un’urgenza
tu mi urgi ma non è un codice rosso
essere non corrisposti
è un codice bianco nel pronto soccorso dell’animo
puoi aspettare anni e non avere nessuna visita
e il tempo sprecato è un tiket spietato
ma se puoi auscultami un po’ il torace
a nuda voce auscultami se esisto ancora
non ne sono più sicuro
ma non è un’urgenza
fai finta di essere un’auscultatrice
un’internista,
fammi l’esame dell’olfatto
bendami e fatti annusare
fammi la prova del tatto
dimmi se creo ancora emozioni
non ne sono più sicuro
ho questa sorta di disturbo cronico
di toccare, baciare, leccare
non è una priorità
ma ho la passione alta
raggiunge livelli così alti che mi sembra di scoppiare
non ci sono pastiglie generiche
a questo genere di non malattie
ma è meglio gemere che rantolare
e per prevenzione vorrei amarti più
di quanto l’ipocondria ami me
ed è come buttarsi da un trampolino sito sulla luna
mi sudano già le mani al pensiero
scostati i capelli mostrami il collo
che mi viene coraggio.

almeno fai finta di essere reale o a che giochiamo?

– tu cos’hai di strano?
– ho un lampadario che crea lampadine, si staccano e cadono ancora bollenti sfracellandosi sul pavimento. Tu?
– io un ombrello che se lo apri all’ingiu’ puoi saltarci su e galleggiare a due dita dal suolo.
– e hai una gallina meccanica nel cortile mangia bulloni e fa le uova in ottone?
– No però mi è esplosa la lingua e non ho più parlato per un anno.
– un anno senza lingua?
– esatto, avevo una lingua cieca, non sapeva più dove nascere, mi sono spuntate lingue in tutto il corpo, amico è stato terribile, ero costretto a sentire il sapore dei miei vestiti e avevo sempre la salivazione azzerata.
– posso immaginare. E ora tutto a posto?
– no ho le mani a pistola ti voglio sparare
– non possiamo ucciderci siamo personaggi fantastici!
– almeno fai finta di essere reale o a che giochiamo?
– a nasconderci negli umani e a fargli fare quello che vogliamo noi senza che se ne rendano conto?
– ottima idea.