Mese: aprile 2015

23 cm di minchia

Non so più in quale tempo sto vivendo,
la sinossi cambia, s’aggiunge, si amputa di certezze
Ho smesso di scrivere cose dolci, ho tolto la glassa sulla superficie,
l’amore che era rimasto come il grasso di un bollito,
ora è rimasto il bollito, soltanto che è una città di mostri,
che non ho voglia di descrivere qui.
Perché scriverei su una parte di pelle del mostro,
le farei un tatuaggio all’hennè

Non so più se sia meglio una poesia o una leccata di figa
dipende dalla pulizia di tutte e due
dalla freschezza, da tante cose,
se sia meglio un abbraccio
che la solitudine.
Quando l’amicizia diventa una promozione,
un difendere il proprio territorio,
quando ci si parla pieni di oblio
ci sono solo due strade,
descrivere l’oblio o sprofondarci.
C’è un mondo di “Mi piace”
Cresce in fretta,
il “Mi piace” è la pace è il tumore perfetto
il morso al collo,
e tu non hai la voce che ricordavo,
nemmeno mio padre aveva la voce che ricordavo
quando l’ho risentita in una cassetta audio,
un attimo prima che il mio capo al lavoro
mi proponesse in modo diplomatico il licenziamento.
Stiamo perdendo i sensi
stiamo pisciando il tempo
siamo connessi da un modem
che forza possono ancora avere tutte queste parole
misurano a centimetri di minchia
la maggioranza
mi fa paura.

 

La ragazza dei vinili

Io e Baby Limonata stiamo girando distesi sul grande piatto del giradischi, ha messo la velocità a 3 giri al minuto. L’ha fatto costruire da un artigiano, una piattaforma circolare in cui oltre ai 45 giri e ai 33 giri, può variare la velocità selezionandola da una manopola, a suo piacimento. Un vinile di Sid Barret sta girando su un altro grande giradischi che usa anche come tavolo. L’ho soprannominata Baby Limonata, storpiando una sua canzone , non ho mai conosciuto una ragazza che ama così tanto i vinili, nel week end andrà a Londra per cercarne altri ancora più rari a pochi pound, ed io rimango ad aspettarla a casa sua in attesa di trovare un lavoro. Ma ora siamo qui a testa a penzoloni dal giradischi–letto a guardare le luci psichedeliche che una lampada proietta attorno alla stanza. Le sue gambe ancora avviluppate alle mie, mi gira la testa, ma è una condizione così perfetta che non voglio dirle di fermare il marchingegno .Sulla sua pelle in certi momenti, compaiono piccoli solchi rosa, somatizza la musica. Quando sono arrivato e ci siamo messi comodi, ho seguito uno di quei solchi sottili con dei piccoli baci, mentre giravamo ancora a dieci giri ,ha detto che le era spuntato nella notte, partiva dal collo, ma creava dei labirinti scendendo verso l’ombelico e tuffandosi in esso.
-Ti è piaciuto farlo a 33 giri?-
-Parecchio, è stato bello guardarti negli occhi per tutto il tempo. Mi sono sentito un astronauta.
-Non ci riescono tutti sai? Al mio ex questa cosa creava nausea…ma per me è un requisito fondamentale, quando le cose ti girano attorno rimaniamo solo noi, ed è più bello.- Non le avevo detto che avevo ingerito due travelgum, e mi ero allenato al parco per tutta la mattina, nella giostra dei bambini ,quella cosa fatta di seggiolini che girano attorno ad un perno, fermandomi ogni tanto ,al limite dello sbocco ad osservare le madri ed i bambini che mi guardavano ad una certa distanza.
Baby Limonata ferma il giradischi, mi sembra che continui ancora tutto a girare, le luci colorate sul soffitto sembrano fantasmi felici che si inseguono, le accarezzo un gamba, ho una grande voglia di abbracciarla per stabilizzarmi, penso che sia la stessa cosa per lei, perché ci mettiamo comodi e ci abbracciamo al centro del piatto, la bacio chiudendo gli occhi, lei fa ripartire il piatto, molto lentamente, mi sento graffiare la schiena, è la puntina del giradischi che si è sbloccata e si è posata sulla mia schiena, è come un graffio che saltella sulle scapole e poi passa sul suo collo, capisco che quelle righe sul suo corpo si formano quando gira da sola. Ma questo piccolo dolore è un sottofondo musicale che svanisce quando ci mordiamo le lebbra, tutta la musica è muta dentro a quei solchi di plastica, afferro l’asta della puntina, la rimetto al suo posto, e lei mi bacia ancora più forte.

ostaggi di giganti

Siamo ostaggi di giganti
Il cielo, il sole, la luna, tutti giganti.
Con i loro terremoti.
Siamo formichine stanche.
Ci ameremo forse,
dopo tutta questa stanchezza
con tutta questa infinita stanchezza
ancora a cercarsi.
Siamo stati case con mostri,
ci baceremo già sbranati
non ci si libera mai davvero
dalla voglia di cercarsi
ancora prima di amarsi.
E così ti vedo ogni tanto,
tra le faglie di brutto ,
tra le voci dei morti
tra i demoni che non si arrendono,
sei bella come il bianco terrificante
sei l’ordine di una cosa composta
e in questo piccolo spazio,
conviene amarci, ci conviene
sotto tutti i termini,
quando ci amiamo un po’
i titani si quietano,
i giganti dei mari tornano negli abissi
quelli della notte piangono
e si rifugiano in altre notti
si scioglie un dolore da qualche parte dell’universo.
Un fiore scagiona una depressione,
un prato di viole, chiude la bocca
a quello che la natura crea ancora come un dono,
distruggere.
Quando ci amiamo, educhiamo la natura
corrotta dai titani, sono dei villani questi stronzi
dobbiamo essere al loro pari,
anche da piccoli superiamo i mali
siamo alla pari dei giganti
che comandano certi uomini,
che non amano il nostro buon umore.
E diamo calore al sole,
e il coraggio alle lucciole, di luccicare
e ad ogni seme di germinare,
con la sua tenera missione di
essere lieve.

La testa di bisonte

-Clara quella testa di bisonte appesa nella tua stanza, mi mette soggezione .
-E’ un regalo di mio padre, e poi la testa di quel bisonte è sempre stata nella cucina di casa mia, da ragazzina ci fantasticavo molto sai? Pensavo che dietro il muro ci fosse tutto il bisonte intero, e le praterie e gli indiani buoni.
-Vabè, però gli occhi rossi, sembra infuriato, posso metterci qualcosa sopra? Che copra gli occhi almeno.
-Da ragazzina mi divertivo a colorargli gli occhi con lo smalto, poi toglievo lo smalto con il solvente per unghie, a volte staccavo proprio la testa e la portavo con me sul letto, la pettinavo, infatti in certi punti mancano i peli per quel motivo.
-Non riesci proprio a separartene vero?
-Ma scherzi? Claudio, è stato tante cose per me.
-Quella cosa li si chiama Claudio? Ok, anche io da bambino non scherzavo, i miei avevano il congelatore con i conigli, a volte quando ero solo in casa prendevo un coniglio surgelato e cercavo di rianimarlo, per giocarci, poi lo rimettevo nel congelatore quando cominciava a sbrinarsi…
-Ora ti dico un segreto, dietro la testa, c’è un buco e lì dentro mettevo le lettere che scrivevo e che nessuno doveva leggere, e poi i segreti . Guarda…- Clara si alza dal letto e prende lo sgabello di legno davanti al pianoforte, ci sale sopra con i piedi scalzi, ha dei pantaloncini grigi, e una maglietta molto larga da cui escono le gambe e le braccia di un rosa così vivo che quando accarezza la testa di quella cosa, sembra che la annusi e gli occhi rossi si accendano ,le da anche un bacio sul nasone nero ,penso che davanti al corpo di lei si intonerebbe qualsiasi cosa. Afferra quell’ammasso enorme di peli ruvidi e scuri, mi alzo per aiutarla, ma lei la imbraccia e si gira la tengo per i fianchi mentre scende, e poi la posa delicatamente sul letto, la reclina, infila la mano dentro il buco e tira fuori una manciata di preservativi colorati.
-Avranno almeno quindici anni, credo siano scaduti, però è bello tenere i ricordi, all’epoca non sapevo dove nasconderli. Quante ne hai viste Claudio? Se solo potessi parlare.- Penso che è meglio che non parli, che rimanga nel mondo delle cose imbalsamate, accarezzo le sue corna per fingere una empatia con il suo amico, poi le scrolla la testa ed escono sigarette mezze fumate, e un accendino.
-Pensavo ci fosse rimasto del fumo, senti che buon odore di erba che ha Claudio. – Annuso la cavità intracranica di quel minotauro, ma sento solo uno strano odore di fragola, sorrido ma è più uno spasmo incotrollato, le accarezzo una spalla, guardo il letto sfatto, passo una mano sul collo di Claudia, ho ancora la cintura a penzoloni, e poi fa una cosa che mi lascia sbalordito, infila la testa dentro al buco, la prende tra le mani e si rimette in piedi barcollando, sento la sua risata provenire da dentro come un eco , come quando infili la testa dentro la lavatrice
-Ma che cazzo fai, dai, fa schifo…- Clara mi cerca con le mani mi afferra, mi spinge sul letto, mi siedo e lei si siede sopra di me, sposto la testa da un lato per fare spazio a quella testa di mostro.
-Da ragazzina la prima volta l’ho fatto così – Sussurra con la sua voce attutita dalla pelle imbalsamata e pelosa
– Non voglio neanche pensarci Clara…e poi ora hai trentacinque anni e non siamo più ragazzini.- Clara si china e si sfila la testa del bisonte che rimane al bordo del letto, mi guarda come se avessi detto qualcosa di grave. E capisco di avere infranto un gioco puro.
Prendo la testa di Claudio, me la infilo, non è pesante come credevo, mi prude soltando sulle spalle con i peli che le sono rimasti al bordo del collo, è tutto buio, respiro quell’aria viziata di fragola, le mani di Claudia spingono le mie spalle all’indietro, mi corico sul letto, mi faccio un po’ indietro. Mi sento frastornato, vorrei chiederle scusa, non riesco. La sua voce mi arriva come da lontano.
-Dietro alla testa di Claudio, penso ancora che ci siano praterie, e gli indiani buoni, si è sempre ragazzini quando si hanno ancora segreti- Ed io la cerco con le mani, ai lati del letto, vorrei soltanto abbracciarla, quando mette la sua mano sulla mia pancia, rimango in silenzio, sono con la testa dentro i suoi segreti, e lei si distende come una indiana sopra di me.

Una teoria sui baci

-Corinnana secondo te quale è l’organo che fa venire voglia dei baci?
-Boh, penso che sia lo stesso per tutti , secondo me è un insieme di organi, o forse tutti quanti.
-Da ragazzino pensavo fosse il cazzo, pensavo fosse un amplificatore della voglia di baci, però non è così , c’è proprio un ormone a parte che crea questa voglia, e quando sono con te è molto attivo, insomma ti bacerei anche se non avessi il cazzo.
-Da scazzato intendi?
-Molto di più, quello che mi dai quando ci baciamo, o anche solo il pensiero di poterlo fare, ecco…forse …è l’unica resurrezione possibile.
-Come la fai filosofica, io quando bacio qualcuno non penso a tutte queste menate.
-Forse noi ci baciamo perché qualcuno ha cominciato a baciarsi, quando eravamo ancora scimmie, se quel tipo non avesse sperimentato il bacio, sicuramente per errore, ora non avremmo nemmeno le labbra, e non riusciremmo a parlare, quindi è grazie ai baci che parliamo, e ci siamo evoluti.
-Ma anche le scimmie hanno le labbra, i bonobo si baciano .
-Tempo al tempo anche i bonobi impareranno a parlare, e a vestirsi, e a fare tutte le stronzate che facciamo noi.
-In effetti, uno studia e lavora per mangiare e possibilmente baciarsi con amore, che vita è senza un bacino quando arrivi a casa?
-Ma poi, due che stanno assieme e si baciano per cinquant’anni e provano ancora emozioni, non basta questo a dire che il bacio supera tutto? Secondo me alla fine dell’universo troveranno un bacio, un bacio ha fatto iniziare tutto, è sicuramente più veloce della luce, forse è la luce stessa.
-E poi noi ci baciamo anche se ci prendiamo per mano…
-Si Corinnana, ci baciamo anche se baciamo qualcun altro, perché ci amiamo.
-Ma se mi ami non penseresti di baciare qualcun’altra!
-ma era un esempio!
-Un esempio sto cazzo!
-Guarda che io sono due anni che non ho più baciato nessuna
-Ma se ci frequentiamo da due settimane!
-Ma quelli di prima non erano baci veri, li hai sterminati tutti con i tuoi, nemmeno li ricordo.
-Io invece li ricordo certi baci, ma non importa, non capita sempre di baciarsi tenendosi per mano, o guardandosi, i baci che vanno a segno sono solo una piccola parte di tutti quelli che si pensano, quelli che ti arrivano dentro, ecco penso che non esista un organo specifico per questi baci, forse sono solo stelle, che si scoprono, sempre di più, nel buio.

Luce selvatica

Siamo stati a grattarci tutto il pomeriggio. Se pensi al prurito ti viene da grattare, cosi io e Alfonsa ci siamo grattati a vicenda ,uno continuo : …coscia destra!… spalla… qui ti prego….collo…il gomito…a un certo punto ci siamo grattati a mani aperte con tutte le unghie su ampie fasce del corpo, oppure in testa, o direttamente in faccia, lambiccando delicatamente con i polpastrelli le zone sotto gli occhi, aprendo vie inesplorate alle grattate , sulle guancie verso l’esterno dietro le orecchie. Ci siamo spogliati perché il prurito crea una dipendenza piacevole, strisce rosa scuro sulla nostra pelle, incroci di scie, slavine di pruriti che cadevano verso il basso o verso l’alto, poi arrivati al culmine della sopportazione Alfonsa si è morsa il labbro inferiore e ha sorriso, abbiamo unito le mani aspettando che il prurito passasse dandoci baci, lasciandoci grattare solo dai raggi di luce che entravano dalla tapparella sbilenca, ci siamo messi a pancia in su nel letto, premendoci per i fianchi. Un fascio orizzontale di luce è caduto lentamente come un velo, adagiandosi su di noi con il suo tepore, ho preso un lembo di questa striscia di luce e l’ho sollevata dal nostro corpo.
-Guarda Alfonsa, dici che è un’allucinazione? Questo lenbo di luce è come un velo di pelle!
Alfonsa ha alzato la mano verso un raggio che stava ricadendo, lo ha avvolto attorno alla mano e poi l’ha avvicinata al volto come una torcia, l’ha leccata e la sua lingua si è sporcata di luce e le sue papille erano come papille di stelle.
-Che strano, ha il sapore della nebbia . – Con un colpo del polso ha sbattuto il groviglio di luce sul muro davanti a noi, ed è rimasto appiccicato come un grosso moccolo luminoso.
-Beh certo che è strano!- Ha detto Alfonsa mentre con le unghie ha solleticato la pancia al un nuovo raggio che stava scendendo, il raggio si è incurvato sprizzando schizzi di luce nell’aria che sono scesi come forfora luminosa sopra di noi.
-Sembra che voglia affetto, mai visto una luce del genere!- ha detto Alfonsa alzandosi in piedi, e avviluppandosi i raggi attorno al suo corpo.- E’ piacevolissimo amore!-
-Lasciamo perdere, chiudiamo le tapparelle, è contro la legge della fisica, dei fotoni, la luce è la cosa più veloce che si conosca, non può essere molle, o cambiare forma così a cazzo, non puoi farne un vestito.
-Però mi sta bene non trovi?-
-Ti sta benissimo…- Poi ha continuato a girare su stessa, accumulando strisce di luce sui fianchi, sui seni,attorno a pube, sulle gambe, fino alle caviglie, e dopo si è messa in piedi sopra di me, a gambe aperte, dal suo corpo sono colate gocce di luce sul mio cazzo, ci siamo messi a ridere, perché sembrava uno strano animaletto dei fondali marini. Ci siamo guardati negli occhi, come per dirci “Quando ci ricapita?”. Abbiamo fatto l’amore, con quel sapore di nebbia tiepida, di luce selvatica.

Pratoline: Foto Andrea Gruccia

foto di Andrea Gruccia.

Aurora

Aurora questa notte ha perso molta cenere, è cenere soffice come il borotalco e profuma, mi sono svegliato con la sua cenere sulla guancia. Dice che ci sono sogni in fiamme dentro di lei, però più perde cenere e più diventa bella . La cenere dei sogni ha proprietà che stiamo scoprendo assieme. Ad esempio ho molte meno rughe da quando la frequento, due cucchiai di questa cenere al giorno, io la ingurgito a secco perché mi piace il suo sapore tra l’anice il cardamomo e la vaniglia, ma cambia aroma ogni mattina.
-Questa notte ho sognato un castello bianco, era già passato il fuoco e aveva lasciato tutte le piante bianche, ed io ero nuda e mi sono crogiolata sopra la cenere ancora tiepida e dalle finestre del castello sono usciti i piccoli uccelli arcobaleno, sono comparse fragoline rose nel prato bianco e macchie azzurre nel cielo che si sono espanse come acquarello nell’acqua- Così mi ha detto appena si è svegliata, qualche notte fa ha sognato il mare, il fuoco era all’orizzonte e aveva già reso la spiaggia bianca e il mare lattiginoso, perché il fuoco nei sogni brucia anche l’acqua, la purifica dal nero dei pensieri che imbratta continuamente questi mondi onirici, è un fuoco sacro, un sole che cammina. Poi  ha posato le mani sulla schiena, siamo rimasti nel letto per un po’.
-Hai ancora tanto nero dentro alla tua Europa, la tua zona d’Africa invece è ritornata a splendere…- Ha sussurrato mentre mi massaggiava le spalle. Nei suo petto c’è l’oceano pacifico, nel mio quello atlantico, lo dice lei ed io ci credo, ci siamo messi uno sopra l’altra per placare le burrasche invisibili, creare il vento per le correnti, ci sono dei momenti in cui andiamo molto vicino al confine dei sogni, al sole che cammina bruciando il manto nero che cerca di ricoprire tutto, quando ci penetriamo nella zona dell’equatore ed i suoi occhi castani illuminano il ghiaccio delle mie calotte polari, e ci baciamo nelle brughiere di torba e sfagno, uniamo la notte ed il giorno dei nostri due emisferi. Ma mentre lo facciamo non pensiamo a queste cose, accadono nel nostro piccolo, nella nostra porzione di universo interiore. Mi rilassa posare le mani sulle sue natiche, mentre respira sul mio collo.