dal buco del mio ombelico

Ti faceva ridere questa cosa, e allora prendevo un’altra biglia e la ingoiavo e quando usciva dal buco del mio ombelico, tu eri pronta a prenderla sulla tua mano. Poi me la rimettevi in bocca ed io ti facevo lo scherzo di non farla uscire subito, gonfiavo lo stomaco per stopparla, restringevo la seconda trachea che dalla gola sbucava nell’ombelico. Ridevamo con poco, per aver rotto un bicchiere distrattamente, per esserci messi la maglia al contrario, oppure quando dovevamo correre perché all’improvviso era sceso un acquazzone e mentre correvo e vedevo le tue gambe correre, non me ne fregava nulla della pioggia. A volte ti divertivi a infilarmi un dito nell’ombelico, ed io prendevo le biglie di vetro e le ingoiavo una a una, giocavi a indovinare quante ne avevo ingoiate, se sbagliavi, ti prendevo e ti annodavo le gambe lunghissime, le legavo dietro la mia schiena e tu dicevi “slegami stronzo!”. Ho sempre avuto il sospetto che sbagliavi apposta, le biglie erano tredici, e bastava contare quelle che erano rimaste nel bicchiere, ti facilitavo pure la cosa e le ingoiavo tutte e tu rispondevi, dieci, o dodici. Ti faceva ridere questa cosa del mio ombelico stappato, e allora andavamo nei centri commerciali, e quando vedevi qualcuno seduto di spalle che ti stava antipatico, mi guardavi con quegli occhi da animaletto supplicante, facevo un sorso di acqua dalla bottiglietta e scoprivo l’ombelico per spruzzare sopra la testa di quello sconosciuto. Poi correvamo fuori facendo finta di essere inseguiti dalle guardie. A volte ti legavo le lunghe braccia all’albero di acero del cortile, e tu dicevi “slegami stronzo!”, ” slegami o chiamo la polizia”, ma ridevi, e mi baciavi, fino a quando sentivamo le sirene, perché qualche stronzo la chiamava veramente, e allora ti slegavo e quando arrivavano, dicevamo “tutto bene, è la solita pazza del settimo piano”. Ora è da un po’ che il mio ombelico si è richiuso, se mi va per traverso una biglia, mi strozzo, e le tue ossa non sono più morbide, mi hai scritto che solo le mie mani sapevano plasmarti come il pongo, e le mie tredici biglie nel bicchiere, a guardarle, mi mettono ancora malinconia.

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