Il macellaio

Il negozio più ordinato di tutta Piazza Bengasi è la macelleria “Ettore”, un nome da macellaio con i polsi grandi e le guance sanguigne. Da ragazzo avevo conosciuto alla festa di Menabò, un coetaneo, i nostri padri parlavano e alla domanda cosa vuoi fare da grande, lui aveva risposto il macellaio. Io questa cosa non riuscivo a capirla, che uno sogna di fare il macellaio già a 13 anni. L’anno dopo su quella stessa via, era in motorino, è andato fuori strada ha battuto la testa su un palo, è morto. Per questo mio padre era sempre più restio a comprarmi il motorino. Ma a parte questo, il negozio più bello di Piazza Bengasi è questa macelleria, i rotolini di carne sembrano bijou, dai quarti di bue congelati ci tira fuori un centinaio di cose diverse, spezie e rosmarino, e cordini. Ettore mi sembra un uomo realizzato, lui voleva fare il macellaio, lo vedi, è soddisfatto quando chiude alla sera, quando apre al mattino, quando serve la clientela. Io la felicità dei macellai non la capisco, è come la matematica, non capisco da cosa possa generarsi un certo tipo di felicità, da un certo tipo di mestieri. E per me le macellerie potrebbero chiudere. In realtà c’è anche un altro negozio che lo pareggia in ordine e cura. Putto, il più antico della piazza, il negozio del caffè, se entri t’invade lo stesso odore di trent’anni fa, non è cambiato nulla, solo che fa quasi tutto il caffè, i vasetti di vetro con il karkadè, la cannella, ma il servizio è decadente.

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