La sciarpa

Lavinia a volte lo fa ancora, prendendomi alla sprovvista, mi benda con la sua sciarpa e mi acceca dal tempo. Il suo respiro sul mio collo è lo stesso di allora, le sue labbra cui il tempo non ha tolto la morbidezza mi fanno ancora venire brividi profondi, quei fantasmi benevoli che si impossessano dei nostri corpi, fregandosene delle sistole e delle diastole, delle pillole per la pressione e per altri inconvenienti, del leggero affanno che mi prende ogni volta che mi sorprende in questo modo, non mi fanno pensare al mio cuore acciaccato; quei brividi. Con delicatezza continuamo a giocare a cercarci, nella nostra macchina, equilibristi nella notte , sotto un lampione arancione, dopo una cena al cinese per il mio settantesimo compleanno, mi prende la mano e la infila sotto la sua maglietta nei suoi seni, con la mano li bacio, li annuso, in passato li prendevo con impeto, mi viene sempre lo stesso desiderio di chiederle il permesso, se ne avessi le forze farei ancora l’amore con lei ,per buona parte della notte.
-Accarezzati- Mi sussurra. L’ho disegnata molte volte, con la china la sinuosità del suo corpo è un contorno nero, come adesso in questa macchina, nella notte di una china rovesciata che dilaga e si espande senza contorni. Poi arriva qualche giovane, abbiamo ancora timore di essere scoperti, mi toglie la sciarpa dagli occhi, la faccio scendere sul collo, fa freddo e siamo stanchi, torniamo a casa, faremo di tutto per proteggerci dai nostri corpi.

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