arte

Un fiume in pena

Una volta ho visto un fiume in pena,
un elemento modificato in piena,
e una bambina diceva a mamma sua,
“Lo portiamo a casa?”
La mamma storse il naso, il fiume era piccolo un rigagnolo,
ed un pesce gatto si era pure messo a fare le fusa,
“Non possiamo prenderlo tutto ma un pezzetto!”
Disse la mamma.
E raccolse un po’ di fiume in una bottiglia vuota.
La bambina, guardò per tante sere il suo volto riflesso in quella bottiglia,
e si mise a piovere così tanto che quel fiume divampò di felicità,
portandosi via ponti e città.

il dolore dell’afide

Le coccinelle sono carnivore, spolpano un afide dietro l’altro, non so che genere di dolore può provare un afide, forse è talmente piccolo che il massimo dolore che può provare è simile ad un minuscolo piacere umano, bisognerebbe vedere se un afide lotta per la vita o se si lascia placidamente succhiare dalla coccinella. In fondo anche le nostre cellule sono simili ad afidi, eppure muoiono ogni giorno senza un grido. Solo se una grande massa di cellule in un corpo si sente minacciata allora grida e soffre, oppure gioisce. Siamo ecosistemi fatti di piccolissime cose fragilissime, che cooperano per farci sembrare quello che siamo e a volte quello che non siamo.

Il peso dei baci non dati

Per fortuna i baci non pesano nulla,
ne ho buttati a container
li ho buttati sulle rotaie a sfracellarsi sotto i treni.
I baci sono scemi, li puoi buttare dove vuoi se non servono.
Ne ho buttati a trilioni tra andromeda e Cassiopea,
forse è l’amore non dato, a formare la notte,
a giudicare dal buio ne è passato di amore incompiuto qui,
una caritas universale, ho chiuso gli occhi e ho respirato
una boccata d’amore,
chissà di chi era.

Porta la mia lingua sul tuo profumo

Porta la mia lingua sul tuo profumo,

trattienimi come parte della tua pelle

con gli sguardi, che hanno le ragazze nei quadri di Klimt.

Epidermide di luna, di fortuna, ti bacio, ti annuso.

Quali essenze traspirano in superficie?

Dal tuo interno germogliare eterno,

come addolcisci il mondo.

Quando in tutta la tua bellezza, mi appari quasi senza corpo,

quasi involucro, che delinea l’assoluto.

Per questo rimango muto, davanti a te

Per accarezzare il tempo,

scordarlo, scoprirlo,

che buon sapore che hai,

quando sei così vicina

da sviarmi a ogni cosa.

Copyright : Andrea GrucciaImmagine

ho visto la pancia delle rondini

Fuori la pioggia incolore, m’esplode dentro come un  mare,

come gli occhi di Cristina

quando s’accende una sigaretta appoggiata alla ringhiera.

Ha un accendino azzurro cielo, mani sottili, da ragazzina

e l’edera che s’abbarbica con tutte le sue forze,

assomiglia ai suoi abbracci che sanno di sera.

E sotto i portici ampi come madri, da abbracciare quando si è pazzi,

ho lasciato quel bicchiere sulla soglia degli arazzi;

là dove tutto era permesso, addentrarci nel bosco

per ripararci da quell’ Agosto, sotto fronde e un rivo fresco.

Avevamo un nido, sotto i rovi, l’ architettura dell’anima,

sembra così lontana, ora che mi è vicina

mentre cammino tra macellai e la cucina.

Io con Cristina, ho visto la pancia delle rondini,

e il suo sorriso a occhi chiusi, come papaveri appena schiusi.

 

Copyright : Andrea GrucciaImmagine