ANDREA GRUCCIA

Capodanni di merda

Si sta preparando con lenta mestizia un altro capodanno di merda, lo sento con i suoi tentacoli che comincia a stringere il collo, non si chiamerebbe capoDanno sennò, ma capodiminchia, qualcosa di più simpatico, non farebbe danni.
Non riesco a ricordarmi un solo capodanno da ricordare, per concentrarmi su quello,come quando fai meditazione e immagini un prato verde ad esempio. Da bambino mi addormentavo prima, verso le nove di sera, all’epoca dicevo a mia madre di registrarmi il countdown in televisione, ed il giorno dopo mi ascoltavo Magalli o Frizzi in cassetta D90, e i botti, ero un bambino che andava volontariamente in coma a capodanno. Ed il giorno dopo mi svegliavo prestissimo per raccogliere i botti inesplosi, svuotarli delle polveri piriche e farne un mucchietto nel cortile, una vampata di luce accecante, che non consiglio a nessuno. Ne ho passato anche uno al palazzo a vela ascoltando Little tony, avevo vent’anni e non ricordo neanche con chi ero. Un altro in piazza Vittorio con concerto Juliette Lewis allegato, petardi, una lunga camminata a piedi verso casa.
A capodanno si svelano i trucchi, si sciolgono gli amori, ed io mi sento sfinito, ho già strane parestesie alle mani pre-capodanno, sbalzi di umore, di cuore, confusione mentale. Mi sento come un mozzo del capitano achab, sulla prua della nave, che aspetta il grande Capodoglio bianco, più stanco, ma con più mira, pronto a centrare l’occhio del mostro con il suo arpione. Come quella volta che con un fischione lanciato dal mio balcone riuscì a centrare il telone di un piccolo circo qui in piazza, lo posso dire ora dopo trent’anni è andato in prescrizione, arrivarono i pompieri, fu una piccola festa, nessuno si fece male, sul buco ci misero una pezza.

Mentre sorridi e mi penetri.

Mentre sorridi e mi penetri.

Sguaino i ricordi come violini dagli astucci
quando non ci sei ogni oggetto mi inquieta un po’.
Ho bisogno di giocare, con la tua schiena
farci scendere biglie colorate
e poi riprenderle in bocca,
come fanno i gabbiani che si tuffano nel mare.
Vorrei che giocassi a flipper con le mie orecchie,
essere il tuo cavallino azzurro,
in un prato di kleenex da sporcare
diventare il vento che modella per un istante
ogni tua curva.
Fare canestro nei tuoi occhi di pioggia.
Mentre sorridi e mi penetri
tirarti le labbra con i denti,
così, delicatamente,
mentre sorridi e mi penetri.

Copyright : Andrea Gruccia

Mentre piove


Primavera inzuppata , con pochi odori quest’anno
Un po’ come un capodanno, con un drink annacquato
che non è ancora passato, dove t’ho lasciato?
Passato, come i pomidori in agosto,
cibo rosso per noi che eravamo libellule.
Tutte le nostre miliardi di cellule,
posate su un divano, la tua mano, la mia mano.
Cellule ritornate cellule.
Come poesie scritte per scrivere, come sopravvivere
ad un furto. Questo corpo, inzuppato d’amore
Corpo, che ha perso calore, sapore.
E questo bollore è scalpitare,
Non te ne andare, non te andare…
Avremo ancora parole, bagnate, fortunate
Naufragate, mentre piove
E non c’è il tuo odore, mentre piove.