Averti come filtro al mondo

Mi è entrata acqua dalla pelle
mi piove dentro anche con il sole
ho fatto visita in me, ci sono finestre rotte
bisogna cambiarle,
sarà immaginazione
ma un po’ di culo bisogna farselo a riparare anche la fantasia,
prendere la scala, togliere qualche immagine
dalla sala dei ricordi
certi colpi d’aria di pensieri gelano il sangue
i tuoi respiri vicino al collo rendono i pensieri
più gustosi, patate, carote
e cose da fare bollite, più simpatiche
Averti come filtro al mondo
è sentire la pioggia meno fredda
mi sembra che ti debba fare ritornare con le parole
e le parole non siano mai abbastanza giuste
questa stanza è un’altra stanza
se penso di averti come filtro al brutto.

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capire tutto come un cane

Il mio cuore è un nido di rami secchi
vieni a nutrirmi tu con piccoli voli nudi
dai trucchi, ci solo aliti che puzzano di morte
non centro nulla con tutto questo
sono carne per sbaglio
ho bisogno di parole leggere
tra questi prefabbricati e lamiere
è dolore sapere dove vogliono andare a parare
le parole
capire tutto come un cane.

Enciclopedia

Stavo buttando la mia enciclopedia
il volume che ho letto di più è “Biologia”
l’avevo già messa tutta sul letto
per metterla in un sacco,
poi ho dato un’occhiata
al tomo “Società e Pensiero”
e “Paesi Extraeuropei”
non li ho mai aperti
in trent’anni sono cambiate tante cose
all’epoca era costata cara
ricordo la firma di mia madre
che mio padre non doveva sapere
doveva servire per il mio avvenire
c’è stato molto in mezzo
qualcosa mi dice che potrebbe ancora servire
questa enciclopedia continuerà a tenermi compagnia,
mi tiene compagnia il niente.

La grande crisi della poesia italiana del Novecento. Il processo di de-metaforizzazione e La democratizzazione della Poesia – la piccola borghesia del Medio Ceto Mediatico a cura di Giorgio Linguaglossa

L'Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionale

L’Epoca della stagnazione stilistica si profila

Dopo Composita solvantur (1995) di Franco Fortini, la poesia diventa sempre più piccolo borghese: si democraticizza, impiega una facile paratassi, la proposizione si disarticola e si polverizza, diventa semplice insieme di sintagmi molecolari; si risparmia, si economizza sui frustoli, sui ritagli, sui resti del senso (un senso implausibile ed effimero), si scommette sul vuoto (che si apre tra gli spezzoni, i frantumi di lessemi, di sillabe e di monemi). Subito si spalanca davanti al lettore il «vuoto», la cosa fatta di vuoto, l’«assenza» (non più inquietante ma anzi rassicurante!), la «traccia»; il poeta oscilla tra una lingua che ha dimenticato l’Origine e ha de-negato qualsiasi origine, tra la citazione culta e la de-negazione della citazione. Il poeta deve produrre «valore»? Se così stanno le cose la poesia si accostuma all’andazzo medio, fa finta di produrre «senso» e «valore», ma produce soltanto vuoto, flatulenza…

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