Mi adatto

Io mi adatto a tutto
alle montagne piene di neve dietro i palazzi
ai soliti percorsi che mi lanciano nella buca nera.
il passato è un macchina con i fanali
vista dallo specchietto retrovisore
spero che non si fermi l’ascensore
e non chiamare nessun servizio
attivo 24 ore, io mi adatto
alla politica che cambia
al sotto costo dei supercati
mi adatterei sicuramente ai suoi baci
mi sono già disadattato abbastanza
ho punti di partenza che prendono
già in considerazione
il fatto che certe cose sono illusione
un certo amore è come la svapata
della nebbia mattutina
prendo in considerazione
che prima o poi si muore
e che il paradiso migliore che puoi trovare
è una donna che ti aspetta al primo piano
possibilmente senza pagare
io mi adatto a tutto mi appiattisco
mi adatto a brevi conversazioni con militari
con zingare che mi vogliono vendere anelli d’oro finto a venti euro ma sono io che rubo i loro sorrisi
mi adatto alla merda dei cani per strada
a tutto quello che porta via la pioggia
mi adatto a non toccare,
a nascondermi dietro un dito
mi sono adattato a non fidarmi del mio corpo
sono dentro a uno sconosciuto
mi adatto al sole che abbaglia
abbasso gli occhi come davanti alle tue gambe
ci stiamo tutti allenando a non farci più sentire

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Mi sto rincoglionendo

Mi sto rincoglionendo
non so a memoria le tabelline
i soldi stanno sempre finendo
non riesco più a sentirmi a mio agio
con quelli della mia generazione
quando entro al supermercato
mi prenderanno per un signore
ma dentro non sono così
sono bacato dai tuoi sorrisi
che come vermi rimangono dentro
li affogo nel calmante senza sentimento
sto rincoglionendo
alla fermata del 62
sembrano pochi anni da quando ci siamo baciati ed è già cambiato tutto.

Ti coltivo

Coltivero’ la tua pelle
seminero’ i tuoi capelli
che tu li abbia sempre nuovi
e i semi dei tuoi sorrisi
farò crescere
per quando ne avrai bisogno
gli abbracci coltivero’
che non spariscano più
Mi emozioni come l’orizzonte del mare
dopo una lunga galleria
siamo usciti da debolezze
abbiamo perduto le forze
ma sappiamo sentire l’anima
per questo i tuoi sorrisi
li coltivo in me
dove ci sono i profumi che ho amato,
alcuni non me li ricordo più
entra in me come in una città vecchia
insieme siamo un posto incantato

Tira il vento

tira il vento strappa le guance
e sbattono sulla mia faccia
pezzi di altre facce
siamo tutti affacendati
ma il vento tira come un toro da monta
tira via le tue braccia da un futuro prossimo
il passato è un verbo scaduto in partenza
come noi che cerchiamo futuro
la poesia che rimane indietro
è l’unica polvere che rimane
assume altre forme
mentre il vento scioglie le montagne
e in questo piccolo buco
che ha il tuo odore è la felicità

la doppia cittadinanza

 

Guardo nella piazza
passano barche a remi notturne
sospese nell’aria
sono un gruppo di attiviste dei sogni

sui fianchi delle barche ci sono dipinti i nomi,
Luisa s’avvicina al mio balcone
– ciao se vuoi sali! –
– ma ci stiamo in due? –
– ovvio o non l’avrei chiesto! –
Lei è vestita come una studentessa di antropologia, penso comunista.
Rema per raggiungere le altre che nel frattempo si sono date alla notte.
– Guarda il cielo – mi dice che l’intera via lattea è la pancia dello squalo universo.
– è una specie in via di estinzione – poi accosta la barca vicino a un tetto, gira la corda attorno a un camino e si mette a guardare lo squalo universo con un sorriso di stupore. Prende una birra da sotto una coperta ne fa un sorso e me la passa.
– siamo dentro alla sua pancia, non è meraviglioso?-
– siamo vivi e mangiati allo stesso tempo dici questo?- Lei si gira e mi abbraccia, siamo al settimo piano.
– ho le vertigini – le dico che non sono abituato a queste cose. Così mi riporta a casa, le dico di venire a dormire da me. Ci mettiamo sul letto. Ci baciamo, penso che se facessimo un figlio, avrebbe la doppia cittadinanza, quella reale e quella dei sogni. Spengo la luce. I suoi seni pulsano con una luce flebile e intermittente. Creano delle geometrie luminose che seguo con i baci, probabilmente tutto il suo corpo è così ma io riesco a vedere solo ciò che mi è visibile. – lucia forse è meglio di no –
– Lo faccio anche per lo squalo universo, il nostro amore lo farà espandere…- sussurra.
E’ fresca come la notte, mi sembra di camminare su un prato umido, l’erba è sempre più alta, mi sento un insetto, sono un grillo tra i grilli, il nostro amore è un piccolo bagliore, cerco di fare il mio meglio.

 

 

Scappiamo da questa città

Scappiamo da questa città
ci sono troppi geni, eventi
troppi inviti, troppe cose in contemporanea
bisogna lavorare per stare dietro a tutti
questi geni dell’esibizione
io voglio trasferirmi
in una città di ciabattini
solo geni delle suole
e poi mare, tanto mare dietro le case
mare che faccia rumore
più rumore di quello che senti dentro
più del cuore e che siano rare le parole
che abbia ancora un senso il silenzio

I sensi di Colpa

 
Ho una relazione, lei si chiama Colpa, ha uno strano modo di farti sentire che ti ama, quando ha bisogno di qualcosa, i suoi sensi ti penetrano, come i tentacoli di medusa, ti urtica, a volte ti paralizza, ti stende ti annienta, e finisci per odiarla. Poi ti viene di cercarla, ne sono innamorato o non mi comporterei così. Non mi metterei a piangere per lei, non farei così attenzione a quello che mi dice dentro. Deve essere davvero bellissima, Colpa, io la vedo sempre di schiena, ha i capelli neri lunghi corre verso la notte, oppure mi travolge all’improvviso, mi toglie il respiro, mi sussurra parole che diventano un mantra, come una sirena, io potrei impazzire per lei, potrei buttarmi giù da un grattacielo per farla stare zitta. Che cosa vuole da me quest’amante che non voglio, perché la amo se la odio? Perché mi conosce così bene? Quest’anima gemella fantasma, Beatrice arrivata dall’inferno, Penelope che non disfa le sue tele e le accantona dentro in una stanza nei pensieri. Ci disegna ricordi, li dipinge, li attacca alle pareti, mi corrompe, prende la forma di ciò che amo. Devo separarla da me, vederla per quello che è, una nuvola mangia anima, una nuvola carnivora, devo lasciarla sola, che faccia pioggia e si consumi, che vada con altri. Mi ha stufato.