La nuda anarchia dell’ anima

Il mio romanzo ‘la nuda anarchia dell’anima, inizia così. semplice.

Mia cugina Rebecca mi diede il primo bacio davanti al granaio di Notu, affiancandosi a me con la bicicletta. Avevo dodici anni e lei tredici, una rosa rampicante che entrò nel mio animo. Fu da allora che non mi sfuggì neppure una sua erre moscia, di lei avrei voluto ingoiare ogni parola, rubandola dalle sue labbra. Cercai più volte di riavvicinare la mia bici alla sua, in attesa di un nuovo miracolo, ma lei aspettava che fossi io a fare un passo oltre la mia timidezza. Ripartiva con un sorriso che le illuminava le fossette, e io la seguivo trasognato. Avevo paura che ci saremmo persi per un nulla, per una decisione del destino, per un inciampo.

Seconda mista su carta. 100 x 60

2010 collezione privata.

Andrea Gruccia

Cometa

Russa con una musicalità che ricordo
da quando sono bambino.
il russare dei miei genitori
era come un canto di balene
nella mia insonnia al terrore
avevo abissi onirici
sono nato con uno strascico di malinconia
ricordo una placenta di stelle
l’emozione di toccare terra
tra i suoi odori e gli animali
l’orgasmo della luce,
crescendo si dimentica
ho lasciato pezzi di me come moduli spaziali
mia madre russa come i resti
della felicità, in una clessidra.

Testo e immagine copyright Andrea Gruccia

Dalla raccolta -voci bianche – Marco Saya Edizioni

Stampa fotografica applicata su tela.

Tecnica mista 2020

Sconosciuta

La notte quando piove si fa pelle sull’asfalto
come la sconosciuta accanto a me,
diventa pelle nella pioggia nei pensieri.
Vorrei che mi osservasse come osserva
il suo cellulare,
ma il suo touch screen non è il mio corpo,
e infatti fugge, quasi si fosse fermata
solo per questa rima.
Resta lo sbadiglio della sera,
l’accomodarsi alla malinconia,
il tastarsi il polso,
osservo il pulsare della pioggia sulle pozzanghere, non si fanno abbracciare le pozzanghere.

2019

Nell’ombra

Mi rintano nell’ombra,
oggi una merla mi guardava,
con il suo profilo da fiaba,
ha fatto un saltello sul ramo di abete,
eravamo a un metro
aveva la curiosità delle donne.
Poi è arrivato il maschio,
e lei lo ha seguito, con una melodia
e sono rimasto a guardare la danza delle foglie,
il loro canto al vento
è qualcosa che mi riconduce nel tempo,
ormai riconosco le piccole piantine
nate tra gli aghi di pino,
è così delicato il sentire,
una radice si infilava nella terra come un dito,
fare passare l’ombra nel cervello,
sono assetato di questo tipo di silenzio,
da queste ossa di legno,
da queste vite che non chiedono nulla.

Andrea Gruccia

A lina esce il mare dagli occhi.

A Lina esce il mare dagli occhi
è fatta di onde e se è agitata
le esce un’ondata dalla testa
che ti bagna e quel che resta è sale
le sue mani profumano di spiaggia
nei capelli ha sempre qualche conchiglia
i suoi piedi si trasformano in battigia
facciamo battaglie su cavallucci marini
hai vinto tu!
dice una voce fuori campo
un secchiello di plastica al sole
e canne di bamboo
ricordano estati che sono state
e ondano il tempo
un pesce spada resta a guardare
con gli occhi grandi
come i fari di un trattore
con Lina sono in altomare
se la baci ti sembra di affondare
e poi ritorni su a guardare
il fondo con la bassa marea
a Lina piace giocare
nasconde tesori che non puoi trovare
sotto il mare si nasconde lei
tra le braccia del mare
che non si fa abbracciare

L’amore a volte esagera

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Chi acquista la mia raccolta di poesie l’amore a volte esagera, crede di trovare solo poesie d’amore, quelle ci sono, ma c’è molto altro, e tra le righe. E’ una raccolta zeppa e soffocante, ho cercato di riempire ogni pagina, mettendo meno spazi possibili. In quei sei mesi di selezione mi sentivo così, confuso, non trovavo più conforto nella parola. Ho cercato di mettere poesie che piacessero a quindicenni come a novantenni, perché dentro mi sento così, ho una parte di ingenuità che non perderò mai, e poi perché avevo paura di non poter più scrivere per problemi di salute. Non creo silloge per piacere alla critica, non cerco le parole sofisticate. Se tornassi indietro lascerei più respiro, più pagine mezze bianche, e cambierei il titolo. Ho sbagliato a metterci l’amore nel titolo, trae in inganno, ho le mani sporche di merda non di amore. Volevo intitolarlo la vita a volte esagera, come la fine di una poesia in cui parlo della vita che ci strappa i capelli senza ridarceli indietro.

Il bosco degli uomini ( da- l’amore a volte esagera)

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Non c’è percorso sereno per noi
alla soddisfazione piena,
ma procediamo a scatti,
nervosi, suscettibili, paranoici,
a volte una porta chiusa
ci sentiamo falene dentro alle macchine
brilliamo e poi siamo stanchi
proviamo la nostra morte in silenzio
scartati da ciò che amiamo scartiamo
e ridiamo mentre sappiamo
che non saremo più come prima
e il bosco degli uomini cresce
ci sovrasta e ci fa ombra
tutto cresce anche se stiamo fermi
siamo delicati, ci basta la luce filtrata
un odore che filtri da un vestito
prova a guardare le persona dal basso
non siamo molto diversi dalle blatte
diventiamo brutti per sopravvivere.

 

Un signore dal viso stanco ma felice.

Oggi in sala d’aspetto c’era un signore dal viso stanco ma felice, strano, un corpo da fiaba,

ho pensato fosse un pazzo mentre aspettavo che mi chiamassero per fare la prova da sforzo.
Non è stata un granché, dieci minuti di ciclette,
era tutto sotto controllo
tre cardiologi ad osservare il mio ritmo.
Avevo l’ansia, nonostante una aritmologa
bionda e la visuale sulla collina.
Dopo sono ritornato in sala d’aspetto
e quel tipo ha tirato fuori la sua anima
era lì per il pacemaker
per controllare se le radiazioni della chemio
non lo avessero danneggiato.
Aveva la luce negli occhi, la calma,
mentre mi indicava i punti
dei suoi quattro tumori,
gli avevano dato sei mesi di vita
sono diventati sedici anni,
mezzo polmone tolto,
gli altri inoperabili.
Dopo la chemioterapia ritornava a casa
guidava per ottanta chilomentri
e si metteva a lavorare come decoratore
o nel suo orto con la chemio in corpo.
mi ha detto di non arrendersi mai
e il suo entusiasmo era qualcosa
che non apparteneva al suo corpo
aveva la vita dentro, la purezza degli alberi
di decenni in fabbrica e 4 pacchetti di sigarette al giorno.
settantotto anni.
Aveva grosse dita ma i palmi delicati
ci siamo salutati come parenti.
Siamo tutti in guerra
bisogna nascondersi dietro una passione
non farsi catturare dal nemico
decorarlo, riderci sopra.