senza domande da porci

Le feste nei paesini
era l’odore dei maiali
dopo strade fatte di foglie illuminate dai fanali
e luci gialle con voli di pipistrelli
giovani sui motorini
veloci come lepri
i gelati affissi ai muri
i vecchi con le mani deformate
l’innamoramento fugace
di un sorriso che mi ingoiava
per risputarmi dopo trent’anni
il gruppo che suonava
mio zio che raccontava qualcosa a mio padre
guardandomi di sbieco
con uno sguardo da attore consumato
il non dire una parola
succhiare il ghiacciolo
guardando le ragazze sui calcinculo
la musica che sfasava le cellule
e ne diventavi parte
immaginarsi a vent’anni
con il gel sui capelli
gli amici più grandi
che raccontavano la loro prima volta
mi sembravano soldati al loro primo lancio con il paracadute
che mistero che era
fermarsi con la bici
sopra ai luoghi dei misfatti
lo facevano di notte, sulle macchine
lasciando fazzolettini bianchi
che mistero pensarti da qualche parte
senza fare rumore come i gufi
fumare sigarette per dimenticarti
senza domande da porci.

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