Nel paese di Imbuttana

A Imbuttana le persone hanno la testa a forma d’imbuto, senza occhi, bocca, naso e orecchi, solo un imbuto con la parte stretta a formare il collo e l’imboccatura superiore di diverso diametro e colore. I bambini hanno l’imbuto proporzionalmente più grande del resto del corpo, quindi le loro teste sono sempre colme d’acqua di pioggia e rimane limpida per mesi. Gli Imbuttani, ragionano di pura emozione, veicolata dall’acqua piovana che circola nei loro corpi in modo capillare, consentendogli di vedere e sentire con tutto il corpo. Dormono e svolgono ogni loro funzione in piedi, cadere e svuotarsi improvvisamente di tutta l’acqua contenuta nella testa imbutata, li farebbe morire. Per questo hanno corpi tozzi, piedi grandi, e braccia lunghe. Per non perdere il baricentro. La loro città non ha case, in effetti non è nemmeno una città, ma una distesa pianeggiante senza fine, in cui tutto il popolo procede a piccoli passi verso le nuvole e la pioggia. Procedono camminando lenti, con file di carovane trainate da cavalli ai loro fianchi, che servono per trasportare imbuti pieni di acqua di riserva. Nei periodi di carestia, rabboccano l’acqua dell’imbuto con quella delle botti. Avere una testa con una grande svasatura è sinonimo di saggezza. Per questo a Imbuttana i bambini sono considerati saggi. Poi con lo sviluppo, la testa assume svasature e capienze d’acqua diverse. Ad esempio, nelle donne una svasatura alta è stretta, è sinonimo di bellezza, mentre negli uomini le donne trovano molto sexy il gambo dell’imbuto più largo, un collo capiente, a dispetto del diametro della coppa. Il gesto più intimo, tra gli innamorati è travasare parte del contenuto del proprio imbuto in quello dell’amato, usando le mani come mestoli. A piccoli sorsi, certo, non tutt’assieme, non all’inizio. All’inizio ci si bacia con poche gocce. Fare l’amore per gli Imbuttiani è un atto di volontà che dura per tutta la vita. Ed è necessario per la sopravvivenza di tutti, dall’adolescenza in poi. Un processo continuo e costante, un travaso incessante di coscienza. Nel loro nomadismo perenne i nuovi nati sono i primi della fila, a loro è affidata la sopravvivenza dell’intero popolo, al loro intuito per i temporali. Dietro di loro file d’innamorati a vari livelli, lunghe decine di chilometri. Nelle ultime file, quelli che non hanno trovato un amore, avanzano camminando con gli innamorati più anziani. Sovente i single smettono di seguire il loro popolo, si lasciano cadere, sacrificandosi per il bene di tutti. La loro testa imbuto viene staccato dal corpo e messo nelle carovane e usato come scorta. Le ultime file di questo popolo innamorato, sono molto disomogenee, in vecchiaia l’uno è talmente colmo dell’altro, da diventare l’altro, e finiscono la loro esistenza stabilizzandosi definitivamente in un punto, smettono di inseguire la pioggia, credendo di essere arrivati, si perdono l’uno nell’altro, il loro imbuto finirà a fare da scorta.

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