L’uomo con la testa televisore

L’uomo con la testa televisore, nacque già così, con un monitor catodico di cinque pollici, il suo primo pianto fu uno sfarfallio in bianco e nero.

-Vostro figlio è destinato a una vita di merda- Disse il pediatra ai genitori, con la mancanza di tatto che contraddistingue certi luminari.  La madre gli rise in faccia, con il bebè catodico tra le braccia.

-Ma non lo vede che ride? Che sta bene?-

– Un bambino ha bisogno di crescere con l’allattamento al seno, e non con frequenze elettromagnetiche!- Disse il Dottor Mangusta, mentre ascoltava il cuoricino di Ludovico con lo stetoscopio.

Ludovico crebbe come tutti i bambini, solo la testa divenne un televisore sempre più grande, era lui l’attrazione tra gli amici, e i ragazzini, passavano pomeriggi a cercare di capire il suo linguaggio fatto di puntini e di linee. Sapevano che una linea verticale e una luce pulsante nel centro, era il suo modo di sorridere. Ci volle un logopedista antennista, per insegnargli a parlare, e sul monitor comparvero le prime parole,  poi i pensieri, che non poteva nascondere. Come dei film offuscati.

Ludovico era un film muto e in bianco e nero. Al primo innamoramento fece comparire sullo schermo un fiore grigio. Quel giorno stava facendo i compiti con Rosa, lei scambiò quel fiore per un cielo stellato, e sorrise. Ludovico non riuscì a fermare l’impulso di toccarle le tette.

-Perché lo hai fatto?- sul monitor comparve la scritta –NON LO SO- Rosa era una quindicenne sveglia, prese la mano di Ludovico e se la ripose sul seno. Sul monitor –viso apparve un primo colore, un rosso che arrivava fino a metà, e poi giallo e in mezzo una linea bianca, sembrava un quadro di Rothko. Rosa baciò il monitor sull’angolino in basso a destra, e le sue labbra rimasero fisse in quel punto.

-Ma così tutti sapranno che ti ho baciato!- Disse Rosa.

-QUESTA SARA’ LA MIA BOCCA PER SEMPRE- ripose Ludovico, e le lettere si dissolsero nel monitor e rimase quella bocca nell’angolino, poi comparve l’immagine della tetta.

– Non farlo vedere a nessuno però!- La faccia di Ludovico divenne un cielo azzurro e rondini sproporzionate perché immaginate. Rosa lo baciò molte volte sulla sua nuova bocca. E negli anni a venire, Ludovico baciò altre donne con quelle labbra femminili. E soffrì per amore e dovettero sostituirgli diversi schermi, perché non potendo urlare, li distruggeva sbattendo la testa contro il muro. Studiò astrofisica, con una tesi di laurea che ipotizzava una diversa origine dell’universo. Il giorno della discussione della tesi, rimasero incantati a vedere la genesi dell’universo direttamente sul suo volto, un flusso di onde catodiche uscì dal monitor e divenne notte in tutta l’aula magna.

-Accendi la luce!- dissero.

La luce era sparita in tutto il mondo, quella teoria cambiò le leggi della fisica.

Quando tutto ritornò normale, nessuno, si ricordò più di nulla, come se quella testa di monitor non fosse mai esistita. I suoi genitori non ebbero mai un figlio con la testa catodica, soltanto Ludovico si ricordava di tutta quella storia, ma se lo diceva, lo prendevano per pazzo. Si limitò a rifare tutte le cose come aveva già fatto, ritoccò il seno di Rina, ristudiò astrofisica, si accorse di quel particolare, che aveva cambiato il mondo. Ci mise meno amore, cambiò un numero periodico, era meglio baciare le donne con due labbra vere, sentirne il calore, invecchiare con tutte le sue emozioni stampate sul viso, e non dentro un tubo catodico e soprattutto urlare quando aveva voglia di urlare un vaffanculo con tanto amore.

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