Vorrei in certe cose che leggo

Vorrei in certe cose che leggo
risalirne il percorso
come se le poesie fossero la deiezione
molto lontana dalla genesi iniziale
e allo stesso tempo l’inizio di un percorso inverso
a cui le parole hanno sottratto il compito di un gesto
vorrei ripercorrerne il corpo del tempo
non mi basta l’amore nelle fotografie e nelle parole.
Mi piacerebbe ritornare a quel corpo vivo
e farmi figlio, o amico o amante
sentire l’abbraccio di un saggio
la sicurezza nel suo odore.
Ma c’è uno sbarramento,
le parole per vivere devono morire
come le immagini, rimanere immutate nel tempo
emozioni salvate dalla vita
vorrei ritornare al movimento della mano
all’indecisione della scelta e della posa
e prima ancora che fosse parola o immagine
abbracciare chi non ho abbracciato abbastanza
o starmene in disparte
nella rassicurazione di qualcosa ancora da compiere
nell’illusione che non si compirà mai del tutto
il cambiamento successivo e inesorabile
che la foto venga mossa,
che manchi qualche parola al libro
che si deformi il tempo
che non si descriva più, lo si dimentichi
si entri nella sua pancia
si riprenda la sua arte
di fare scomparire la voce
alle cose che l’hanno immutato.

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