Month: marzo 2016

Magalli

Riscopro con sorpresa che c’è ancora il programma di Magalli. Magalli mi fa ricordare un capodanno di vent’anni fa. All’epoca andavo a dormire alle nove. Ero un ragazzino dormiglione. Quindi mi sono perso tanti film e quasi tutti i veglioni di capodanno. Dicevo a mia madre di registrarmi una cassetta, così il giorno dopo potevo sentire i botti, e il countdown del presentatore di turno. Ricordo in particolare quello di Magalli, meno tre… due… uno… l’avrò ascoltato dieci volte. Al mattino però mi alzavo alle sette, per andare a raccogliere i botti inesplosi, ( lo so non si fa) e farli scoppiare il giorno dopo, la polvere pirica, il suo odore, il fuoco mi ha sempre affascinato. Da ragazzino stavo ore ad osservare il fuoco della stufa, e a bruciare la plastica nell’orto, fare falò di sterpaglie, ad accendere fiammiferi, cerini, buttare alcool sul cemento e accenderlo. Ero l’addetto fuochista per le marmellate, i vasetti a bagnomaria, la stufa in ghisa dell’ottocento diventava rossa, scaldava una casa intera, non fanno più stufe così.

nonno

Avrò avuto undici anni, carnevale, mio nonno ottantacinque seduto sulla panchina verde davanti alla casa bianca, mi ero messo una maschera da carnevale di un vecchio, e lui aveva detto “mi assomiglia!”. Aveva sorriso con la sua bellissima faccia da vecchio, in campagna non si nasconde nessuna verità, nemmeno le più crude. Per questo quando andavo in campagna era tutto più amplificato, ad esempio potevo fare pipì dove volevo, andare nel pollaio e stupirmi delle uova in mezzo alla paglia. Fare buche nella terra a mani nude per cercare i vermi buoni per pescare, l’odore della terra cambiava a seconda del posto. Io adoravo l’odore della terra davanti alla casa dei miei amici, era una casa affittata per la domenica, con sopra il pagliaio e il pavimento ondulato fatto di mattonelle di cotto che si avvallavano nell’umidità. Quella terra in cui buttavano i fondi del caffè, la cenere, sapeva di famiglia, il suo odore non cambiava mai, quindi in inverno mi ricordava l’estate, e in generale la giovinezza, lo zucchero mangiato a cucchiaini, il poster di Madonna nella stanza da letto. I panini di nutella fatti da sua madre per la merenda, tra gli alberi di pero centenari, e i compiti per le vacanze da rimandare fino all’ultimo giorno. Le bici sul prato, in quanti posti ci hanno portato i loro pedali. Ritornando a mio nonno, cosa poteva fare davanti a un bambino un uomo nato nel 1900? Ridere in ogni sua ruga, raccontare barzellette, farmi vedere come si usavano i cordini per creare corde intrecciate, e riparare sedie di paglia, il suo odore valeva un’enciclopedia.

 

Fosse sempre Pasquetta dormire senza fretta

Fosse sempre Pasquetta

dormire senza fretta

i lunedì truccati da domenica

anche la tua bici è truccata

sembra leggera

quando ti fermi al semaforo

e stai in bilico con la punta del piede

sembra leggero il traffico e la città

fatta per carezze dietro le finestre

occhi che profumano di sonno

baci che fanno risorgere

mani che fanno venire su come il caffè

la voglia di te,  di abbracci tiepidi

come una primavera cucciola

la bella stagione è una gattina che ci guarda da un balcone

facciamoci la revisione

facciamo finta di rinascere

e di fare miracoli

tipo giocare a fare gli aerei

sei la pista d’atterraggio

e faccio un atterraggio di fortuna sui tuoi seni

un atterraggio morbido

o se preferisci so fare anche atterraggi bruschi

puoi  guidarmi tu, sai usare la cloche?

Possiamo fare voli su deserti

come nel film Zabriskie Point

mettiamo il pilota automatico.

Ti piacciono i tornadi o preferisci gli alianti?

La potenza delle turbine o il planare lento

affidandoci al vento?

Possiamo anche fare finta di essere aquiloni

con quel vento che fa il mare,

diamoci corda tenendoci per mano

anche passeggiando voliamo

anche nelle piazze o sotto i portici il brivido

di prendere quota con il tuo respiro,

mischiato con un sorriso.

Il sorriso della luna

 

Non so ancora dove sia ponente e levante
per il fatto della gobba della luna
ma so dirti se è calante o crescente
mi viene facile studiare gli astri
e le loro forze disposte in geometrie
e mi chiedo, in che geometria ti ho perduta
in quale angolo acuto ho perduto il tuo bacio
in quale angolo ottuso ti ho lasciato andare via
se sia volere degli astri o mia
la necessità di amarti con tanta nostalgia.
Davanti alla luna sono sempre un bambino,
è sempre nuda non si nasconde
e come una donna di milioni di anni
eppure così giovane
come i giovani affanni
come la gelosia che ho sentito su una panchina
mentre t’immaginavo in collina
per una festa di sorrisi che non era mia
e che certe notti così ti cambiano la vita
in quante lune piene ti ho pensato
con la mia fame da lupo
e mi spinge a cercarti
per ritrovarmi un po’ di più
perché ho voglia di festa
e tutto questo sapere non basta.

Una magnolia stupenda

Oggi ho visto una magnolia stupenda
che sovrasta una casina
una coppia anziana sotto la magnolia.
Han detto che l’hanno piantata
quarant’anni fa il nonno con suo figlio di tre anni
e che si ricordavano di questa cosa
perché il figlio quel giorno aveva battuto la testa
ed era finito al pronto.
E poi si lamentavano di tutti i petali, ci vuole pazienza a scoparli tutti.
Insomma non ho capito se l’amassero sta magnolia,
quaranta fioriture e poi quarant’anni di ombra
in quarant’anni insieme di cose se ne fanno.
Forse hanno parlato male della magnolia
per proteggerla, in fondo quei petali li proteggevano
bisogna difenderli dagli occhi indiscreti
ma la magnolia non dimostrava quarant’anni
invece la loro casa, i loro corpi ne dimostravano di più
la magnolia continuerà a fiorire
e farà sempre più fiori,
diventerà maestosa
come un quadro di Hopper
in un suggestivo sfondo di cielo azzurro.
ab

sono piovuti baci

Tampono un pensiero triste con il cotone idrofilo, che bello quando nel cotone facevo germinare i fagioli, il cotone ha questa magia di fare germinare. Così ho seminato la tua bocca, e ho avuto la tua bocca sulla mano. L’ho soffiata via nel vento, di una bocca non so che farmene. Mi sono messo io nel cotone, rannicchiato come un seme, ho sentito le radici spuntare e ho cominciato ad allungarmi verso la luce, ho sentito spuntare le prime foglie. Sono uscito dalla finestra come una pianta rampicante. Ho tappezzato il mio palazzo di foglie, e già che c’ero, tutto il quartiere e poi l’intero mondo. Un po’ di sano egoismo, ora ho tutta la pioggia è il sole per me, tutta la clorofilla del mondo, e faccio ombra a tutti gli uomini, e anche a te. Ho fatto ombra su tutta la terra, fino a quando tu, vedendomi rannicchiato su quel cotone, hai pensato bene di innaffiarmi di baci. Così ogni mia foglia si è trasformata in un bacio, e sono piovuti baci su tutta la terra, su chi non ne aveva mai avuti, sui deserti, sui campi di cotone, che a loro volta hanno fatto germinare altri baci, e hanno baciato soldati, uomini donne e bambini, i mari, un sacco di animaletti, e tutti i mali sono spariti. Forse. A me è sembrato fosse successa questa cosa, quando mi hai baciato

La musa cavallina

Un giorno mentre passeggiavo nei giardini di Via Artom, ho sbattuto il muso contro un cavallo bianco, alzai la testa e vidi una ragazza seduta su di esso, aveva due trecce così lunghe che s’intrecciavano con la coda del cavallo, non mi accorsi subito che lei e il cavallo erano la stessa cosa.
-Piacere Andrea!
-Piacere mio, sono una musa Cavallina!
-Ma è stupefacente! Sai che sei la prima musa cavallina che…
-Salta su scemo!- Salii dietro di lei, o meglio sopra, e avvolsi le mie braccia alla sua vita. Si mise a galoppare.
-Dove stiamo andando?
-Nel paese delle muse cavalline!
– E dove sta?
– A Musandia, dietro L’Eurospin c’è un accampamento di muse!- E mentre diceva questo, mi tenevo alle sue trecce. Saltò sopra la bocciofila, come a rallentatore gli anziani bocciofili alzarono la testa in su a guardare. L’ombra della Musa Cavallina, sui loro volti stupefatti.
– Guarda che roba Toni, guarda che cavalla!- Disse uno di loro,
La musa saltò la strada, poi una betoniera, e finalmente arrivammo all’Eurospin. Entrò dentro un recinto, un campo di muse cavalline nomadi, di tutti i colori, bianche, fulve, a pois, che danzavano trotterellando a cerchio attorno a una montagna di lattine di birre vuote.
-Danzano l’arrivo della primavera e dell’eletto!- Mi disse lei
– E chi sarebbe l’eletto?
– Tu! Sarai il nostro nuovo muso!
– Che culo, e che cosa devo fare?
– Creare una nuova stirpe di muse
– a wow!
– Ma prima devi superare la prova del muso
– E quale sarebbe?
– Dovresti descriverci in modo così incantevole, da renderci donne complete, non vogliamo più essere cavalle, ma soltanto donne.
– Ma voi siete bellissime anche così!- Le guardai, intrappolate dalla vita in giù in un corpo di cavallo, avevano occhi bellissimi, in quel momento si mise a piovere, descrissi ognuna di loro nel modo più poetico possibile, e la pioggia dissolse la loro parte cavalla, e man mano che ritornavano a essere donne con gambe e accessori bellissimi, mi abbracciavano, non era stato difficile, avevo soltanto recitato poesie descrivendole, la verità. Poi feci un nitrito, mi ero trasformato in cavallo io. Loro mi accarezzarono.
-Ora sei il nostro cavallo musone!- Dissero. Mi sentii un coglione, mi ero fatto fregare, ero diventato animale, soltanto per cercare un po’ di amore. Incominciai a brucare l’erba, loro se ne andarono via, una per una. Tranne Cecilia. Cecilia rimase, mi abbracciò molto, non so dire quanto, mi abbracciò fino a quando ritornai me stesso. Era lei l’unica musa, in grado di amare ogni mio difetto.

forse meglio il silenzio

Il record del bacio più lungo al mondo è di 58 ore.
Se ci attrezziamo bene possiamo batterlo!
Se iniziamo stasera a mezzanotte di venerdì, tutto il weekend
e ci stacchiamo lunedì a mezzanotte, facciamo 72 ore di baci.
Possiamo iniziare ascoltandoci tutta la discografia dei discografia dei Pink Floyd,
a trenta ore ci arriviamo, se non ti piacciono i Pink scegli tu
potremo fare abbinamenti strani,
potremmo prepararci un mega cd, con dentro i Nirvana, Mozart,
i Radiohead, o gruppi indie, o meglio qualcosa di rilassante
forse meglio il silenzio,
oppure battiamo un altro record
quello del bacio con l’intensità più lunga
un bacio che vale un bacio di 72 ore
sarebbe la cosa più facile del mondo con te
ma loro, non hanno ancora i mezzi per misurarla
l’intensità.

sei l’unico buco al mondo che mi ama.

Inciampo sempre sui tuoi ricordi

sono come gli angoli delle porte

ci batto i mignoli, lussazioni di ricordi

ti riprendo in azioni tra il vissuto e il sogno

ti prendo quando ho bisogno d’aria

ti spoglio, voglio sentirmi subito a casa

nelle tue emozioni di pelle

hai suoni che ancora non conosco

che non esisteranno mai

sogno i profumi che sei

quando mi premo per cercarti

tra le tue articolazioni

tra le tue gambe buone da leccare

fuori è un mondo buono da incendiare

sei una torta in faccia che m’acceca

mi sporchi di bellezza

un tuo piede o una mano in bocca

sei una radice da succhiare fino al cuore

una morbida nuvola rosa

eppure così forte è la tua forza

nello stringermi nei ricordi

ti penetro ancora

sei l’unico buco al mondo che mi ama.

Sei bella come il sambuco che cresce davanti alle auto da rottamare

Sei bella come il sambuco che cresce davanti alle auto da rottamare
come un palazzo con un bell’ascensore
e l’acqua in una grossa bacinella azzurra
riempita fino al bordo,
come una periferia non ancora asciugata dalla pioggia
come i palazzi che evaporano
come l’asfalto che si scolla
e le strade che evaporano
e le montagne che salgono alle nuvole
e l’erba che cerca di abbracciarti
e pizze da asporto mangiate in macchina
mentre il mondo evapora
e ci solleviamo
dai nostri cuori
dalle nostra ossa
riesci a immaginare senza nessuna paura
o pensieri per il futuro o il passato
fatti solo d’acqua e musica
e più ne beviamo e più ci amiamo
e più ci amiamo e più ne beviamo.

La donna che zampillava

Ho conosciuto una donna che lava, nel senso che è così calda che zampilla lava, è vulcanica. Starle vicino è rischioso, non sai quando potrebbe eruttare, di solito prima borbotta, ma a volte mi ha lavato mentre ci baciavamo e mi ha creato ustioni di dodicesimo grado, quelle che sorpassano la pelle e t’infiammano l’anima