La musa cavallina

Un giorno mentre passeggiavo nei giardini di Via Artom, ho sbattuto il muso contro un cavallo bianco, alzai la testa e vidi una ragazza seduta su di esso, aveva due trecce così lunghe che s’intrecciavano con la coda del cavallo, non mi accorsi subito che lei e il cavallo erano la stessa cosa.
-Piacere Andrea!
-Piacere mio, sono una musa Cavallina!
-Ma è stupefacente! Sai che sei la prima musa cavallina che…
-Salta su scemo!- Salii dietro di lei, o meglio sopra, e avvolsi le mie braccia alla sua vita. Si mise a galoppare.
-Dove stiamo andando?
-Nel paese delle muse cavalline!
– E dove sta?
– A Musandia, dietro L’Eurospin c’è un accampamento di muse!- E mentre diceva questo, mi tenevo alle sue trecce. Saltò sopra la bocciofila, come a rallentatore gli anziani bocciofili alzarono la testa in su a guardare. L’ombra della Musa Cavallina, sui loro volti stupefatti.
– Guarda che roba Toni, guarda che cavalla!- Disse uno di loro,
La musa saltò la strada, poi una betoniera, e finalmente arrivammo all’Eurospin. Entrò dentro un recinto, un campo di muse cavalline nomadi, di tutti i colori, bianche, fulve, a pois, che danzavano trotterellando a cerchio attorno a una montagna di lattine di birre vuote.
-Danzano l’arrivo della primavera e dell’eletto!- Mi disse lei
– E chi sarebbe l’eletto?
– Tu! Sarai il nostro nuovo muso!
– Che culo, e che cosa devo fare?
– Creare una nuova stirpe di muse
– a wow!
– Ma prima devi superare la prova del muso
– E quale sarebbe?
– Dovresti descriverci in modo così incantevole, da renderci donne complete, non vogliamo più essere cavalle, ma soltanto donne.
– Ma voi siete bellissime anche così!- Le guardai, intrappolate dalla vita in giù in un corpo di cavallo, avevano occhi bellissimi, in quel momento si mise a piovere, descrissi ognuna di loro nel modo più poetico possibile, e la pioggia dissolse la loro parte cavalla, e man mano che ritornavano a essere donne con gambe e accessori bellissimi, mi abbracciavano, non era stato difficile, avevo soltanto recitato poesie descrivendole, la verità. Poi feci un nitrito, mi ero trasformato in cavallo io. Loro mi accarezzarono.
-Ora sei il nostro cavallo musone!- Dissero. Mi sentii un coglione, mi ero fatto fregare, ero diventato animale, soltanto per cercare un po’ di amore. Incominciai a brucare l’erba, loro se ne andarono via, una per una. Tranne Cecilia. Cecilia rimase, mi abbracciò molto, non so dire quanto, mi abbracciò fino a quando ritornai me stesso. Era lei l’unica musa, in grado di amare ogni mio difetto.

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