Una volta caddi nel banale

 
Una volta caddi nel banale. Il banale è un canale nero, che ti passa sempre a fianco e caderci è un attimo. Scivolai con altri in questo banale, che era come uno scivolo freddo, ma non li vedevo, perché era tutto buio, cademmo in una banale margherita, però gigantesca. Che inculata pazzesca cadere nel banale! Dicemmo in modo banale, e intanto altri corpi cadevano su di noi, e al banale si aggiungeva il banale, e cademmo in un altro scivolo di banalità, questa volta era illuminato, e potevamo vederci nella nostra banale espressione di tutti i giorni, chi aveva la cravatta, chi leggeva ancora il giornale e neanche si era accorto di essere caduto nel banale. Io mi facevo spazio in quella calca di corpi rotolanti, in un banale sempre più grosso. Cademmo come un piccolo pianeta di corpi, in una banale pozzanghera. E alcuni si sfracellarono in modo così banale, come neve colorata di sangue. “Perché la banalità ci ha spinto fino a qui!?” disse qualcuno. Ma nulla, deserto, eravamo finiti nel deserto nel banale, e all’orizzonte solo le ossa di tutti quelli che ci avevano preceduto, non potevamo cadere più in basso, anche il banale aveva un fondo. E allora camminammo in fila indiana per giorni, come ciechi, come zoppi, in mezzo a tempeste di sabbia che facevano spuntare dalle dune le banalità remote, di un tempo passato. Perché anche il tempo passato può diventare banale, anche l’amore, vi era di tutto in quel deserto, persone banali, stazioni di treni banali, macchine a benzina banali. Dovevamo trovare un’uscita. “Chi di voi sa dire qualcosa di non banale che ci faccia uscire da qui alzi la mano!”
“Io sono un poeta potrei tentare!” Disse uno.
“Se sei finito qui, sei banale come tutti noi!” Rispose una donna con una pelliccia di visone, da cui non voleva staccarsi, anche se la sabbia del deserto l’aveva resa ancora più lugubre.
“Ci andrebbe un bambino! Ma non ci sono i bambini qui! I bambini non sono mai banali!” disse una donna incinta. E allora tutti noi, guardammo la sua pancia, pensando tutti alla stessa cosa, quel bambino, la sua prima parola ci avrebbe salvato.
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...