invece mi ero innamorato

 

Pensavo fosse stato un reflusso, invece era mio il cervello andato per traverso nella trachea, l’avevo ingoiato tutto. Avevo digerito i miei pensieri, e il vuoto mentale creatosi era diventato il monolocale di un solo unico pensiero, scampato all’ingoio aggrappandosi con le sinapsi al buio. L’avevo chiamato Pong, come il primo videogioco dell’Atari, perché rimbalzava da una parte all’altra della scatola cranica. Ti pensavo sempre, non potevo fare altro, eri il mio unico pensiero, a volte apparivi come un sorriso che si espandeva incendiando la notte, un fuoco d’artificio, un movimento circolare di foglie, elefantini verde giada che danzavano in cerchio tenendosi per la coda. E il pensiero di te con il tempo era cresciuto, come un feto, nutrito da tutta la bellezza che quell’unico pensiero ricordava. Pensavo che dovevo partorirti. Sentivo che ti eri formata, nuotavi nel liquido cerebrospinale, sentivo le tue gambe nelle mie mani, le tue braccia nelle mie braccia, il tuo odore, il tuo respiro, il tuo cuore. Pensavo di essermi ingoiato il cervello, invece mi ero innamorato.

 

Disegno A.Gruccia

disegno

 

 

 

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