Un cappello pieno di mare

Fabio aveva un cappello pieno di mare, disse che gli era caduto in mare durante una giornata di vento e nel recuperarlo, il mare gli era rimasto dentro.
-Certo che è proprio bello guardare il mare dentro a un cappello!- Dicevamo nei pomeriggi in cui ci incontravamo per guardare lo spettacolo. Mettevamo l’apertura del cappello in orizzontale, una panchina andava bene. Respiravamo a turno dentro il cappello, l’aria di mare piena di salsedine. Avevamo provato a infilarci la mano e il braccio, ma il mare era molto più in fondo del cappello. Tra il mare e il fondo del cappello non sapevamo cosa c’era, e nemmeno quanto fosse profondo quel mare, e se oltre il mare vi era tutto il resto, e cioè le isole, e case. Messo in testa era un cappello come tutti gli altri.
-Guarda oggi c’è di nuovo quel peschereccio, con tutti quei gabbiani attorno. – Tenevamo i lembi del cappello in mano allungando le braccia, un minuto a testa, a volte per non stancarci le braccia lo mettevamo su un prato, lo guardavamo da sopra come fosse un pozzo. Quando il mare era agitato, capitava che uscisse qualche spruzzo, e che il cappello si bagnasse. A volte vedendo qualcuno un po’ triste, gli raccontavamo del segreto. E lui rimaneva meravigliato, credeva ci fosse un trucco, un piccolo televisore, ma dopo qualche minuto rimaneva lo stupore. Un pomeriggio però accadde una cosa strana. Una faccia dall’altra parte del cappello incominciò a guardare noi. Era una ragazza dagli occhi grandi e curiosi.
-Ciao! Siamo Fabio e Andrea!-
-E che ci fate lì dentro?-
-Non lo sappiamo, anche tu sei lì dentro!- La ragazza si guardò intorno.
-Comunque mi chiamo Anita! Piacere!- La sua mano uscì dal capello, e le stringemmo la mano.
-Ora però devo andare a casa, posso portare il cappello con me?- Disse Anita.
-Certo! Così se ti va, possiamo diventare amici!- Avevamo risposto così. Subito dopo mi prese un po’ di malinconia. Non avremmo più rivisto quella porzione di mare, a cui ero affezionato.
-Guarda che è meglio avere un’amica, possiamo parlarci ogni giorno!- Disse Fabio. I nostri incontri divennero sempre più rari, trovava scuse. Sapevo che voleva stare in casa, parlare con Anita. Avrei voluto avere un cappello di mare tutto mio. Fabio e Anita divennero molto amici, man mano che passava il tempo, mi metteva sempre più a disagio intromettermi tra i loro discorsi, Anita le aveva fatto vedere la sua casa, e poi il suo paese. Un giorno Fabio mi disse di essersene innamorato, ma che non sapeva come dirglielo.
-Prova a scriverle un biglietto, e lo metti nel cappello.- Dissi.
-Il problema è che siamo in due posti diversi.-
-Fatti dire dove abita e vai a trovarla.-
-Ecco è questo, l’altra parte del cappello è nel 1960, quindi ora lei dovrebbe avere settantacinque anni-
-E tu le hai detto in che epoca siamo?-
-Ovviamente no! Ci sarebbe un modo, cercare di allargare il cappello a tal punto da poterci entrare. – Guardai Fabio, aveva negli occhi la pazzia dell’amore, andammo a casa sua, prendemmo un paio di forbici e tagliammo un lato del cappello, e poi un altro lato. Lo allargammo sul tavolo, ma ci accorgemmo di avere rotto un incantesimo. Era sparito il mare. Lo ricucimmo, ci guardammo dentro per ore, mentre Fabio piangeva.
-Non la rivedrò mai più Anita!-
Passarono mesi, ci svagammo, tornammo a fare quello che facevano i ragazzi della nostra età. Cercavamo di evitare di parlare del cappello. Un giorno vide su una panchina una signora elegante, tra le mani aveva un cappello simile al nostro.
-Fabio!- Urlò quella signora. Alzandosi. Fabio le camminò incontro, io rimasi in disparte.
-Ho passato tutta la vita a cercarti.- Disse. E parlarono molto. Poi s’incamminarono verso il fiume. Io li seguii mantenendo una certa distanza. La donna diede il cappello nelle mani di Fabio e si abbracciarono. Poi Anita s’incamminò verso il centro, e Fabio la guardò allontanarsi. Si mise a correre per cercare di raggiungerla. Mi disse di non averla più trovata. Ritornammo a casa con quel cappello, Fabio era affranto. Poi una voce, la voce di una ragazza.
-Anita!- Era lei dentro al cappello. Si abbracciarono con un solo braccio, nell’unico modo in cui potevano abbracciarsi, Anita era all’oscuro di tutto, Fabio non le raccontò del loro incontro, ma le disse che erano lontani nel tempo. Decisero di rimanere amici a distanza, lei disse che se un giorno si fossero incontrati, le sarebbe bastato un abbraccio.
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