Vite

-Il braccio sta allentando la presa, salutiamo un altro bicchiere!- Ha detto Lucrezia. Stava bevendo e il braccio le è scivolato, come una lancetta di orologio, slegata dal meccanismo. Ho preso il cacciavite e le ho stretto la vite, il giusto, che non le stringa troppo la spalla. Più che cacciavite dovrei chiamarlo cacciavita, perché la ricompone. Quando ci siamo incontrati la prima volta, era tutta smontata. A tal punto che non credevo fosse una persona, ma un manichino. Vicino alla spazzatura poi! Avevo fatto molti giri per portarla a casa. Posai le gambe sul divano, il bacino sul tavolo, la testa era così smontata che non riusciva nemmeno a parlare, i suoi occhi erano da calibrare, mi guardava con uno strabismo struggente. Avvitai le due piccole vitine dei dotti lacrimali. Doveva aver pianto parecchio erano arrugginite. Sistemai le orecchie, avvitai un incisivo, assemblai le dita ai palmi, i polsi alle braccia, la aiutai ad aggiustarsi i piedi, e le ginocchia, ma questo in molto tempo, mesi. Le prime notti dormiva ancora a pezzi, aspettavo che si addormentasse per accelerare il lavoro, un piede ad esempio era costituito da centoventi viti, e dovetti andare a comprare quelle che mancavano. Poi ogni tanto si svegliava e mi raccontava.
-Sono piena di viti, dalla nascita! Strano vero? Mia madre diceva che era colpa della sua voglia di vita, ma in qualche modo quella parola durante la gestazione deve essersi trasformata, ed è diventata vite o viti. E il ferro contenuto nel sangue deve aver preso questo desiderio troppo seriamente. Appena sono nata, non si vedevano, erano sotto una pellicina, uscirono solo verso l’adolescenza, e fu un trauma. Le mie cose non erano solo quelle di tutte le adolescenti, ma seni cadenti, labbra che si staccavano duranti i baci. Guance che si allentavano durante le carezze. Ho sempre avuto paura di fare l’amore, paura di finire a pezzi.-
Ci fu una settimana in cui sospendemmo l’avvitaggio, per abbracciarci. Un abbraccio interrotto solo dal cibo che ci facevamo consegnare a domicilio.
Ora è quasi perfetta, sopra alle viti è ricominciata a crescere la pellicina, con infinite e splendide lentiggini color ruggine. In alcuni punti, certe viti ancora si allentano. Stiamo facendo tante sedute di meditazione per cercare di integrarci tutte e due, perché anch’io, anche se non ho le viti, sono stato smontato dentro per molto tempo. L’amore è il cacciavite migliore che esiste.

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