Conchiglie

All’improvviso mi spuntò una cosa sulla schiena, come un brufolo calcareo. Lo toccai cercando di staccarlo, ma era ancorato a qualcosa di più profondo, forse a una vertebra. Non mi faceva male, quindi di cosa dovevo preoccuparmi? Ci dormii sopra e la mattina dopo nel girarmi nel letto sentii il rumore di uno strappo. Avevo lacerato le lenzuola. Sembravano strappate da unghie di pantera. Mi toccai la schiena con la mano, la formazione calcarea era cresciuta su tutta la linea dorsale, era porosa ma resistente, cercai di staccarne un pezzo, era salda come se fosse sempre stata lì. Prima di guardarmi allo specchio, notai che sul lato destro, la formazione era ruvida e porosa, ma la cima si curvava sul lato sinistro diventando liscia come la parete di una conchiglia. Sicuramente era qualcosa di psicosomatico, mi guardai allo specchio, sembrava di vedere il bordo di quelle conchiglie tropicali. Dalla parte porosa era bianca con pois blu, dall’altra, un’onda interna arancione. Il giorno dopo sarebbe arrivata Manuela, praticamente si stava già per imbarcare sull’aereo. Avremmo passato una settimana all’Hotel Bengasi, dopo sette anni di corteggiamento online. Lei viveva in Polinesia, precisamente sull’isola di Hiva Oa, quella in cui Paul Gaugin decise di passare il resto della sua vita a dipingere quelle donne meravigliose. Sarebbe arrivata da un angolo di paradiso, si era accontentata di rimanere con me in quel Hotel misero, ma non era quello l’importante. Sapevo già che profumo aveva la sua pelle. Mi aveva spedito una sua maglietta, che avevo consumato a forza di annusarla. Però se non la annusavo per due o tre giorni, il suo profumo riappariva, ed era di cocco e mare, ma anche di sonno buonissimo. Le ore passavano e la cosa che mi stava crescendo sulla schiena cresceva sempre di più. Ora la parte ricurva era così ampia che potevo infilarci l’intera mano, e la parte porosa era alta una spanna. Feci una tacchetta da dove spuntava sulla pelle, dopo un’ora era cresciuta di cinque centimetri. Se avesse continuato a crescere con quella velocità, mi sarei presentato con due metri di conchiglia! E se avesse continuato a crescere e a curvarsi in quel modo, mi avrebbe intrappolato dentro. Tanto valeva giocarci un po’, mi sdraiai sul pavimento a schiena in giù, la cresta di conchiglia mi permetteva di dondolarmi su me stesso. Manuela, si sarebbe messa a ridere, ci avrei scommesso. Da dove spuntasse tutto questo calcare lo scoprii in fretta, le mie ossa stavano scomparendo per nutrire la conchiglia. Non riuscivo nemmeno più ad alzarmi dal pavimento, mi spostai strisciando lungo il perimetro della casa, per raggiungere il telefono e chiamare un biologo o carro attrezzi, ma le mie mani si erano ricongiunte alle braccia in un unico organo dalla superficie sensibilissima. Mi ritirai dentro la mia conchiglia, era già abbastanza grande da contenermi, dalla finestra cominciò a provenire il rumore del mare, e poi un’onda ruppe i vetri, il palazzo si sciolse in quello che ora, era sovrastato dall’ oceano. Mi ritrovai sul fondale, potevo respirare nell’acqua, i miei occhi erano diventati simili a quelli delle lumache, potevo allungarli e ritirarli come un periscopio. Attorno a me milioni di conchiglie di tutti i colori, l’insegna dell’hotel spenta, strisciai verso altre conchiglie, non potevamo parlarci, ma capimmo quello che era successo. Ci raggruppammo una sopra l’altra in una moltitudine di emozioni indescrivibili. D’un tratto mi arrivò il suo odore di cocco e mare e sonno buonissimo, mi staccai dal gruppo per seguire quell’odore. Strisciai per un tempo che non riesco a definire, in lontananza una conchiglia rossa, stava strisciando velocemente verso di me, era lei, non avevamo parole, soltanto il nostro corpo di mucosa sensibilissima. Ci baciammo con tutto il corpo, cercando di fare combaciare ogni parte della nostra mucosa, e di unire il bordo delle nostre conchiglie. Rimanemmo così per milioni di anni, ecco perché schiacciandomi quel brufolo sulla schiena mi venne in mente tutta quella storia. Manuela arrivò con il suo trolley, ci rifugiammo in quell’hotel per una settimana, nella segreta felicità delle conchiglie.35 Paul Gauguin-Othai

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