IL polpo

Il tempo era così umido che quel polpo rosso spolpava nella nebbia.
-Giubecca si sta avvicinando alla finestra uno di quei cosi grossi!
– Quanto grossi?
-Aghhsghhhh –
-Ora ti libero!- Giubecca addentò il gigantesco tentacolo che mi stava soffocando, poi lo prese a forchettate, e poi non ricordo. Svenni. Quando ripresi i sensi, Giubecca stava finendo a colpi di tacchi il polpo volante assassino.
-Ti sei ripreso?- Mi osservò con gli occhi pieni di paura, il suo viso era sporco del nero inchiostro che il polpo le aveva sputato addosso nella lotta. Ero andato a trovarla per un Karkadè caldo, ma quell’imprevisto fu la scusa per fermarmi a cena. Cercai di sdrammatizzare.
-Giubecca, un tentacolo basta per due, lo mettiamo a bollire, ti piace con le patate?-
-Andre, prima dobbiamo denunciare il fatto alla polipolizia, ultimamente ci sono troppi polpi volanti violenti!- Aveva un vestito rosso macchiato con fiori d’inchiostro nero. Ci abbracciamo cadendo sui tentacoli distesi sul pavimento. Qualche ora dopo, il polpo finì tagliato a pezzetti in una pentola con le patate, ma ora eravamo distesi sulla piovra a due piazze, l’inchiostro aveva un buon sapore sulla sua pelle, quei tentacoli,ormai inermi, si attaccarono con le ventose sulle sue gambe lisce, e poi sulla mia schiena. Quell’inchiostro finì dappertutto. Quel mostro è diventato una delle più dolci e bizzarre provocazioni che ricordo.

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