Fantasia di due amiche e di un uomo cinema

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A Domiziano, piaceva fare il cinema. Si metteva davanti al muro, nudo, di schiena. Sara e Agata avevano fissato il videoproiettore in modo che il fascio di luce con le immagini, avesse il fuoco sull’ampia porzione di schiena di Domiziano. Lui al sentire il calore, si emozionava di qualcosa che non poteva vedere, il film ogni volta era segreto, e l’audio era condiviso in cuffia solo dalle due amiche. Così lui poteva godersi i film solo dalle loro risate, o dai loro commenti. Sedevano le due ragazze su un ampio divano comodo e solido, di buona fattura, e usavano una canna da pesca telescopica per toccare il fianco di Domiziano e farlo spostare a destra o un poco a sinistra, -Stai fermo così- Diceva una o l’altra, a volte spingendosi con un piede fino a dargli un colpetto sulla natica. Seguiva un lungo silenzio, schiocchi, baci e altre cose che lui non avrebbe mai visto, il testone di Domiziano doveva stare in mezzo a due dime fissate al muro, della misura della sua testa, era ovvio che da un certo momento non guardassero il film, perché dal rumore dei loro corpi, riusciva a immaginare posizioni che coprivano lo sguardo. Lui a mani conserte, chiudeva gli occhi nel buio per cercare di immaginarsi le scene, a volte le due cadevano dal divano, e un braccio o i capelli sfioravano il suo corpo. E poi dolore sordo, Sara punzecchiava i personaggi del film sulla pelle dell’uomo cinema, li schiacciava con le unghie, – Formichine stupide, vi stropiccio la testa e continuate a recitare!- A volte invece era il freddo di una fetta d’anguria presa dal frigo a spolparsi sulla sua schiena, -Il sangue zucchero della sinora Hill, Agata spara al padre!- E allora il colpo era più secco, una bastonata di manico di scopa. E intanto di solito a questo punto del film, loro due si appoggiavano alla sua schiena per continuare ad amarsi, e la sua schiena sudava al loro strusciarsi, e vibrava dai colpi ripetuti dalla porzione del corpo di una o dell’altra. A volte un’intera natica schiacciava ripetutamente la sua coscia, e oggetti che poteva solo immaginare, svirgolavano dalla traiettoria interna di una delle due per finire in posti scomodissimi. Lui percepiva questa plastica umida, come forma che era più corpo che oggetto, corpoficato, oppure si giravano ancora ed erano i loro seni a premere ritmicamente sulla sua schiena, riusciva dai loro sfioramenti pelvici a percepire il grado di ricrescita dei loro peli pubici, e le loro mani sulle sue braccia che servano da bilanciere, lo illudevano esserne parte. La loro faccia, la loro bocca aperta, la saliva che colava, il sommerso gemito che gli attraversava la pelle dandogli un brivido improvviso. -Non brividare uomo cinema! E non defecare o pisciare mai più!- Erano ordini casuali, privi di senso. Al termine del film, lui si sarebbe rivestito, sempre dando la schiena alle sue amiche, senza togliersi la maschera, e poi avrebbero continuato a parlare di tutt’altro, perfino di borsa e finanza, pur non avendole mai viste in faccia. Sì perché questa era la prima regola, indossare una maschera di loro fattura, prima di entrare in casa, una maschera da subacqueo completamente rivestita da lattice nero, l’avevano collaudata bene, non doveva entrare la minima luce, e lasciargli la bocca libera per respirare. Durante il film doveva rimanere zitto, e neanche spoilerare ad altri amici quella loro stramba abitudine, doveva rimanere all’oscuro di tutto. Potevano passare ore prima che venisse accompagnato alla porta d’ingresso, e allora gli era consentito di appisolarsi, al solito posto, vicino al termosifone. Poco distante dalla posizione iniziale. Poi a un tratto sentiva una mano scrollargli la spalla, se si era addormentato, grugniva dallo spavento e a loro questo faceva ridere molto, e poi veniva accompagnato alla porta -cammina a quattro zampe!- Doveva lasciare la maschera sullo zerbino. Lo avrebbero ricontattato a loro modo, che rimane a loro richiesta anch’esso segreto.

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