La musa delle piogge estive

La musa delle piogge estive, ha una gonna bianca che stacca sui ginocchi facendo una piega sui fianchi. E’ appoggiata a una grondaia, con un piede sul muro guarda il cielo, leggerezza di spazzolini nei bicchieri, di primavera matura. Scrosci di pioggia  ci sbattono vicini come mosche bagnate. Ha vestiti appoggiati alla ringhiera, bottiglie con dentro cicche sporche di rossetto. Mi ha aperto lo stomaco come un cassetto e tutti i fogli che avevo scritto non valevano un suo sorriso, non pareggiavano quel rosa sul collo il profumo del bosco. Il suo corpo come il vapore che sale dall’asfalto e mi gonfia come una zampogna.  Siamo l’aria dentro una busta di plastica. E ci impigliamo nei rami, capelli sottili ricami, quando inizia la pioggia, la città ci scolora, sono una maniglia nella sua mano, guarda che ombrello che sono, mente affoghiamo di respiro, mentre come la pioggia ci lecchiamo il viso. Voliamo sopra la strada, ridiamo, lei come pioggia io come tombino, si muove come una foglia, io come un cretino, ci rotoliamo nel fango, facciamo l’amore mentre le macchine ci passano addosso, mentre persone ci calpestano, sbattiamo sopra i tergicristalli, come strisce di semafori. Le sue gambe leggere sembrano salire, come una sciarpa che spinge, un nodo che si scioglie, siamo uno spruzzo sui tetti. Mentre la guardo, forse è una fioraia, mette la mano nell’aria e scende qualcosa da una nuvola grigia.

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