La regina delle parole

Anche le cose scritte svaniscono come ombre. Certe parole sono state così intense da aver preso consapevolezza e non possono svanire per sempre, anche le parole scritte e perdute nella pioggia, nel fuoco o nei pensieri e in mille altre cose, si reincarnano. Milena aveva questa propensione di sentire parole rinate dentro i libri, nei corpi, nelle cose, parole naufraghe, che urlavano e profumavano. La richiamavano come immagini improvvise. Una volta lei seguì un piccolo pesce rosso che nuotava a mezz’aria, la portò a una bancarella di libri usati, vide la sua coda entrare tra le pagine di uno di questi. Lo comprò e in mezzo a questo libro trovò una dedica “Ti amo mio pesciolino”, era datata 1960. Dalla calligrafia s’immaginò una piccola storia, il libro era una raccolta di fiabe antiche mesopotamiche che parlavano delle vicende di un sultano brutto d’aspetto, e della sua corte e di quanto si fosse speso per salvare il suo popolo dalla carestia del deserto. Nella favola, il sultano s’innamorò di una ragazza povera, e cercò di conquistarla dicendole che le avrebbe regalato il castello, poteva farne ciò che voleva. La ragazza ci pensò e poi rispose: “Vorrei solo disegnare fiumi nel deserto, mi serve tanta acqua per farlo.” Il sultano la fece entrare nel suo castello, l’intera pavimentazione decorata da un mosaico d’oro gigantesco, era sommersa da mezzo metro d’acqua, e in questa nuotavano pesci rossi. La sorgente era un pozzo al centro del castello, e rinfrescava l’intero edificio con suoni di piccole cascate. La ragazza rimase incantata, “Voglio che tutto il deserto diventi così!” Disse al sultano. Lui si mise a ridere. “Non ridere! Se disseterai il deserto, io ti sposerò.” La ragazza non esitò a entrare nell’acqua, a scoprirsi le gambe e mettersi in ginocchio, una luce entrava da un rosone di vetro a illuminarle il volto e il sultano perse la testa. Le disse che avrebbe fatto qualsiasi cosa per vivere con lei. Fece rompere le mura della sua fortezza, per fare uscire l’acqua dal pozzo, creò dei canali a raggio di sole, attorno a tutto il castello, ma la sabbia e le persone e gli animali, avevano troppa sete e i pesci rossi morirono, e il castello divenne una rovina attorno alla fonte. Solo un pesce rosso si salvò, era rimasto dentro il pozzo. La ragazza vide nel gesto del sultano qualcosa d’immenso, e se ne innamorò. Lei nel ruolo di regina, permise a tutto il popolo e al deserto di dissetarsi, e molti anni dopo si trasferì con il suo sposo in una città lontana, comprarono una tenda della quechua a tre posti da Decatlon, la regina comprò un libro di poesie, ma le parole cambiarono e presero la forma della loro storia. Scrisse questa dedica, in una notte fredda, come buon augurio, prima di rivendere il libro e continuare a dissetare il deserto.

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