il mio primo sabotaggio

Mi piaceva come giocavi a calciobalilla
Così maschiaccia, ti chiamavi Daniela, ed era l’ottantanove
Ho ancora una frazione di secondo del tuo sorriso.
Soggiorno di fine catechismo in montagna,
sei stata la mia prima cotta, ed io ero timido.
Mi dicevano diglielo! Scrivici un biglietto!
Ma quella notte è entrata una vipera nella stanza,
e quel gioco notturno in cui ero rotolato giù per la valle
mi aveva sporcato di merda i vestiti.
Avevo soffiato il soffione in faccia ad un mio amico
e ha avuto una crisi asmatica, e la febbre.
Mi sono sentito in colpa, tra maschi si parlava di seghe e figa,
-Se vuoi glielo dico io- E io -no!- le formiche giganti che mordevano
E poi c’era già qualcuno che aveva imparato a suonare la chitarra,
io a malapena il flauto, ho capito il senso della tua maglietta fina
e durante le passeggiate ero costretto a stare accanto alla suora
perché, il dottore aveva detto che avevo il soffio al cuore.
E Vasco Rossi cantava Liberi Liberi da un mangiacassette,
le montagne mettevano malinconia già di loro.
Mi ricordo che in campagna, ho preso la bici
e ho fatto la discesa pedalando verso il sole
piangendo, il mio primo sabotaggio.
ba

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