Disintossicarsi delle parole

 

Bocca socchiusa tra semi di carrube sospesi,
lieve come una puledra che cammina sopra la pietra lavica.
Il dolore è un nero che avvolge
come un’alga il riso
solitudini contorni d’inchiostro che annerano il fegato.
Non vedo l’ora di arrivare a casa e descriverti nuda come non ti ho mai visto,
davanti a un cedro del libano
senza troppi particolari,
solo una goccia di resina sulla tua schiena,
il ronzio di una mosca in un deserto blu
oppure davanti al poster di un teschio
e alle tue mani che mi rendono bello.
Fare quelle cose che tolgono il vizio
di appendere i calendari ai muri.
Essere una voce silenziosa
nel moto retrogrado dei pianeti
che non dica come accada,
disintossicarci dalle parole
che se li porti via la pioggia
le parole, contaminano al loro giudizio.

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