La coda dell’occhio

Quando vieni a trovarmi porti con te un’atmosfera di festa. Atmosfera è una parola bellissima, deriva dall’unione di vapore e sfera. Ci siamo conosciuti così, guardandoci con la coda dell’occhio, in un giorno pieno di sfere e vapore che usciva dai tombini, dalle case, da fabbriche. “Mi piace accarezzare la coda dei tuoi occhi”, hai sussurrato in un pomeriggio blu, mentre arrotolavi la coda del mio occhio al tuo dito. Le tue code erano oggettivamente meravigliose, scendevano dai bordi dei tuoi occhi, formando boccoli castani. A volte prendevo la punta della tua coda in bocca, codina di cigli e sbadigli, come quando mastichi i capelli, e ti sembrano spaghetti finissimi e crudi. Un giorno, ci siamo legati le code degli occhi in due nodi ai lati del viso, avevi fatto due occhielli, come avessimo chiuso una porta nella stanza, ricordo il vapore della tua bocca ed un solletico sciolto in un sorriso, tutto il tuo peso.

 

 

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