L’ albero degli occhi

Silvia era corsa con la bici fino all’albero dagli occhi azzurri, voleva prendere due occhi appena sbocciati e freschi, com’era consuetudine fare in quel paese a Maggio, e sostituirli con quelli dell’anno precedente. I corvi ne avevano già mangiati molti. Silvia aveva scelto i suoi nuovi occhi tra quelli caduti per terra dalle raffiche di vento notturne. Aveva espulso con l’indice prima l’occhio destro, sostituendolo con quello nuovo, e poi aveva fatto la stessa cosa con l’occhio sinistro. Quella mattina c’era un vento talmente forte, che molte ragazzine della sua età, si facevano gonfiare le gonne per lasciarsi vibrare nell’aria, e a guardarle nel cielo, sembravano mongolfiere minuscole. Lei doveva mettere una decina di occhi nuovi nella gonna per portarli a suo nonno e a sua madre. L’enorme gatto nero che aveva chiamato Burro, si era disteso a prendere il sole davanti alla cascina, era diventato grande quasi come la cascina stessa, e quindi quando decideva di prendere il sole davanti alla sua casa, non entrava più il sole dalle finestre, ma solo il suo pelo. Silvia adorava starsene sul suo letto con la testa appoggiata al corpo di Burro che premeva dalla finestra. Sprofondava con la testa, nel suo pelo nero, e le fusa di Burro facevano vibrare la casa. Burro era un gatto cieco, e come tutti gli animali ciechi di quel paese, costretto a crescere all’infinito. L’albero degli occhi di gatto, si era estinto da un centinaio di anni. Per fortuna i gatti, riescono a cavarsela anche senza occhi, vedono con le vibrisse, e Silvia lo amava. Quando ritornò a casa, posò i nuovi occhi azzurri sul tavolo, suo nonno dormiva ancora, sua madre era nell’orto, così decise di cambiarglieli lei. In un anno gli occhi del nonno si erano così consumati, che erano quasi spariti. Tolse i due piccoli bulbi secchi, e premette dentro le orbite del nonno, i nuovi occhi azzurri. Lui continuò a dormire con la bocca spalancata, anche i denti erano da sostituire, ma per quelli avrebbe raccolto le bacche dei denti, a Settembre. Uscì da casa, c’era ancora vento, si allargò la gonna e prese il volo, superò i tetti, in lontananza le sue amiche, sembravano foglie rosse nell’azzurro.12249671_10207066606160968_4207369840474639548_n

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