Ho la sensazione che il mondo si stia sgretolando verso il basso

12241207_10207038274692699_7924246135436464835_nHo la sensazione che il mondo si stia sgretolando verso il basso, nel buio che cade senza più forma nel buio. Mi sono accorto che la parola di cui ho più bisogno ora, e forse da sempre, è insieme. Per quella parola ho fatto una miriade di cazzate, per ricercarla mi sono trasformato nel suo esatto opposto, un isolato febbricitante e impaurito, anche del suo aspetto. E’ tutta una guerra, non solo le metastasi di guerra che spuntano come bubboni di dolore, più profondi. Non è quella profondità della quale manca il sentore? Non la profondità dei comizi elettorali, delle tribune politiche, delle diatribe sterili, dei politicanti. La profondità era una cosa che conoscevamo, era fatta di cose appartate, con una loro identità, pronte a diventare immense se sollecitate. Era il nulla pieno di qualcosa, non il tutto vuoto di tutto. Una maglietta era profondità, un regalo autentico. Nel mio caso il sapere di un mondo contadino e romantico, tramandato nel sangue più del sangue stesso, lo spirito di un fazzoletto di terra, incarnata. La tristezza dei dj, delle loro voci allegre, che non decifrano nulla, le senti davanti a un contatore di minuti, prima della reclame, li senti parlare mentre pensano a cosa mangeranno a pranzo, la felicità dei jingle, la liberazione che li staccherà dalle loro sedie. E’ diventato lavoro anche sognare, qualsiasi cosa è lavoro e questa è una disgrazia. E’ lavoro tirare su famiglie, cercare un posteggio, andare ad incontri con amici, per intelaiare qualcosa di sé, non perdere mai l’occasione di lavorare sui propri progetti, coinvolgere gli altri, parlare di un libro, di una poesia è diventato lavoro. Procrastinare a vari livelli, la vita, mentre il mondo crolla, la terra si stacca dalla carne, in quanti conoscono i nomi dei fiori? Si fa preso a dire natura, piante, mondo. Il nome delle cose vere tangibili, scomode, stanno scomparendo al posto di nomi virtuali, di tempo non restituito, e le batterie per questo enorme spreco di energie, sono le nostre, stiamo alimentando il nulla, ed il nulla si sta facendo tangibile. Visi pieni di nulla, non è un fatto di razzismo, basta muoversi per la città, non ho mai visto tanti visi simili, come animali ammansiti da decenni di lobotomie, di certe persone rimane l’involucro, non segni di dolore, ma disinteresse totale, di ogni razza, di ogni bellezza, l’ignoranza è una forma di arroganza, è una malattia che lascia segni. Scava, toglie da dentro, affossa gli occhi, rinsecchisce i sentimenti, la perdita della gestalt, la specializzazione settaria, ha tolto fette di comunicazione, intorno e dentro è desertificazione, cialde di caffè, c’è più anima in chi ha rabbia, in chi si sente ingabbiato, l’urlo del vuoto lo stiamo creando noi, lo sto creando io che non scappo ma rimango qui, costretto a osservare…

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