la fiamma accesa sotto il pentolino vuoto

Ho pensato ma se poi mi licenziano?
Come se non mi avessero già licenziato una settimana fa,
e non fossi andato dai sindacati,
e si sia arrivati alla cassa integrazione.
Come se non mi fossi già incazzato con il capo,
e lui dopo avermi detto scusa, non si fosse ancora vendicato
guardandomi negli occhi e dicendomi che non gli
piaceva quello che avevo detto, tirando in ballo
il fatto che abbiano sempre chiuso un occhio
su certe cose, come se non gli avessi già detto
che il dialogo è importante, e lui non mi avesse risposto
che bastano le occhiate, e che forse erano stati troppo buoni.
Come se non avessi passato undici anni là dentro.
Così ho detto a mia madre che non andavo al lavoro,
che stavo a casa, che non mi sentivo motivato.
Di solito lei quando mi prendo un giorno di mutua
mi dice di andare al lavoro, ci sono sempre discussioni.
Ma l’altro giorno non mi ha detto nulla,
sono rimasto a casa e lei è uscita,
di solito mi prepara ancora il tè prima di andare al lavoro.
Così ho telefonato al lavoro, e poi al dottore per prenotare la visita,
e poi mi sono alzato, per prepararmi il caffè
c’era la fiamma accesa sotto il pentolino vuoto
ho toccato il manico era ustionante ,ovvio,
e c’era la tazza con la busta del tè dentro, vuota
asciutta. Ho pensato a mia madre più che al lavoro,
a quella fiamma che continua a scaldare un sogno
che evapora sempre.

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