23 cm di minchia

Non so più in quale tempo sto vivendo,
la sinossi cambia, s’aggiunge, si amputa di certezze
Ho smesso di scrivere cose dolci, ho tolto la glassa sulla superficie,
l’amore che era rimasto come il grasso di un bollito,
ora è rimasto il bollito, soltanto che è una città di mostri,
che non ho voglia di descrivere qui.
Perché scriverei su una parte di pelle del mostro,
le farei un tatuaggio all’hennè

Non so più se sia meglio una poesia o una leccata di figa
dipende dalla pulizia di tutte e due
dalla freschezza, da tante cose,
se sia meglio un abbraccio
che la solitudine.
Quando l’amicizia diventa una promozione,
un difendere il proprio territorio,
quando ci si parla pieni di oblio
ci sono solo due strade,
descrivere l’oblio o sprofondarci.
C’è un mondo di “Mi piace”
Cresce in fretta,
il “Mi piace” è la pace è il tumore perfetto
il morso al collo,
e tu non hai la voce che ricordavo,
nemmeno mio padre aveva la voce che ricordavo
quando l’ho risentita in una cassetta audio,
un attimo prima che il mio capo al lavoro
mi proponesse in modo diplomatico il licenziamento.
Stiamo perdendo i sensi
stiamo pisciando il tempo
siamo connessi da un modem
che forza possono ancora avere tutte queste parole
misurano a centimetri di minchia
la maggioranza
mi fa paura.

 

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