Luce selvatica

Siamo stati a grattarci tutto il pomeriggio. Se pensi al prurito ti viene da grattare, cosi io e Alfonsa ci siamo grattati a vicenda ,uno continuo : …coscia destra!… spalla… qui ti prego….collo…il gomito…a un certo punto ci siamo grattati a mani aperte con tutte le unghie su ampie fasce del corpo, oppure in testa, o direttamente in faccia, lambiccando delicatamente con i polpastrelli le zone sotto gli occhi, aprendo vie inesplorate alle grattate , sulle guancie verso l’esterno dietro le orecchie. Ci siamo spogliati perché il prurito crea una dipendenza piacevole, strisce rosa scuro sulla nostra pelle, incroci di scie, slavine di pruriti che cadevano verso il basso o verso l’alto, poi arrivati al culmine della sopportazione Alfonsa si è morsa il labbro inferiore e ha sorriso, abbiamo unito le mani aspettando che il prurito passasse dandoci baci, lasciandoci grattare solo dai raggi di luce che entravano dalla tapparella sbilenca, ci siamo messi a pancia in su nel letto, premendoci per i fianchi. Un fascio orizzontale di luce è caduto lentamente come un velo, adagiandosi su di noi con il suo tepore, ho preso un lembo di questa striscia di luce e l’ho sollevata dal nostro corpo.
-Guarda Alfonsa, dici che è un’allucinazione? Questo lenbo di luce è come un velo di pelle!
Alfonsa ha alzato la mano verso un raggio che stava ricadendo, lo ha avvolto attorno alla mano e poi l’ha avvicinata al volto come una torcia, l’ha leccata e la sua lingua si è sporcata di luce e le sue papille erano come papille di stelle.
-Che strano, ha il sapore della nebbia . – Con un colpo del polso ha sbattuto il groviglio di luce sul muro davanti a noi, ed è rimasto appiccicato come un grosso moccolo luminoso.
-Beh certo che è strano!- Ha detto Alfonsa mentre con le unghie ha solleticato la pancia al un nuovo raggio che stava scendendo, il raggio si è incurvato sprizzando schizzi di luce nell’aria che sono scesi come forfora luminosa sopra di noi.
-Sembra che voglia affetto, mai visto una luce del genere!- ha detto Alfonsa alzandosi in piedi, e avviluppandosi i raggi attorno al suo corpo.- E’ piacevolissimo amore!-
-Lasciamo perdere, chiudiamo le tapparelle, è contro la legge della fisica, dei fotoni, la luce è la cosa più veloce che si conosca, non può essere molle, o cambiare forma così a cazzo, non puoi farne un vestito.
-Però mi sta bene non trovi?-
-Ti sta benissimo…- Poi ha continuato a girare su stessa, accumulando strisce di luce sui fianchi, sui seni,attorno a pube, sulle gambe, fino alle caviglie, e dopo si è messa in piedi sopra di me, a gambe aperte, dal suo corpo sono colate gocce di luce sul mio cazzo, ci siamo messi a ridere, perché sembrava uno strano animaletto dei fondali marini. Ci siamo guardati negli occhi, come per dirci “Quando ci ricapita?”. Abbiamo fatto l’amore, con quel sapore di nebbia tiepida, di luce selvatica.

Pratoline: Foto Andrea Gruccia

foto di Andrea Gruccia.

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