La ragazza wifi

Donatella per una sorta di intrecci filosofici (che all’interno del suo corpo creano velature di collant sottilissimi) , filtra e rimanda segnali esterni, li decodifica, è come un modem. In pratica il mio cellulare vicino a lei mi segnala una rete disponibile senza password, ne ho fatto uso per un pò quando l’aspettavo mimetizzandomi sotto a uno degli alberelli di corbezzoli di Via Berthollet. Il mio cellulare mi segnala Donatella nel raggio di cento metri. Ora quando vedo una tacca so che è nei paraggi e anche se non la conosco di persona sto meglio. Non so se si chiama Donatella, è un nome fittizio per una ragazza che sembra nutrita da falde acquifere profonde, magari è stupida, però dà quell’impressione di compattezza leggera che hanno certe piante, che non sai come facciano a fiorire sopra l’asfalto e dove vadano a prenderlo il miele tra il pietrisco sotterraneo confinante con le fondamenta dei palazzi marci. Ecco lei sembra che abbia radici simili, che siano immerse in quella falda segreta,lascia profumi di schiusa, non esagerati, di boccioli, la sua pelle da vicino dovrebbe odorare di carta lieve, che cambia con la pioggia, odore che andrebbe letto invece che annusato, perché parte delle sue forme ordinate e sinuose ; probabilmente si spreme nelle curve, come quando schiacci la buccia di un bergamotto. Mi chiedo perché si lascia così free? Non lo sa che possono usufruirne tutti? E se fa da specchio a tutte queste informazioni, figuriamoci per le emozioni, ripeto forse è stupida, ma quando è nei paraggi ti lascia proprio qualcosa dentro. Quando mi passava davanti era come se tirasse fuori da me un filo di lana dalla tana dei miei ricordi più soffici e remoti, lo tirasse a se, sembrava capisse e tirasse migliaia di fili , come uno zucchero filato invisibile ,ed abbelliva i palazzi perché elargiva una sorta di educazione al bello. Così tutto il brutto, ed era molto, rimaneva per qualche minuto come un dente devitalizzato, rincoglioniva la bruttezza, cadeva a pezzi dai palazzi che sputavano cornicioni d’acciaio, motorini arrugginiti, musica inascoltabile e busti in gesso di santi Kitsch.
Una volta cadde per la strada perfino uno scheletro completo, si ruppe con il rumore di grossi cubetti di ghiaccio. Dal sottosuolo invece esplodevano tubature, e sull’asfalto si creavano bubboni che a volte scoppiavano creando buchi senza fine. Io vorrei fermarla e dirle che è una potenza, che quando il cielo sopra di lei si piega e come un aspirapolvere risucchia tutto quel nero per ributtarlo in chissà quale altro universo, fa un’opera di bene per tutta la comunità. Ma ci sarà qualcuno che glielo avrà già detto. Si accorgerà di aver fatto svenire interi palazzi no? Palazzi grigi stesi a terra, che si sono rialzati solo con la pioggia, o di aver fatto ricomparire specie di fiori rari o scomparsi da secoli, nati spontaneamente nei prati della sua zona, sono venuti specialisti da ogni parte della terra, a studiare l’orchidea fantasma, o il Cosmos del cioccolato spuntati a pochi metri da una rotonda. O forse la sua essenza è talmente esclusiva da renderla sola, uno specchio fragile a ogni contatto umano.

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