L’alligatore

Non so se mi crea più nervosismo l’alligatore di trecento chili fermo come un bronzo sul letto matrimoniale o il 33 giri di Orietta Berti che gira sul grammofono ; serve come coadiuvante alla pazienza della bestia . Nuvola si è rimessa l’accappatoio, abbiamo già fatto alcuni scatti ma sono mossi, l’ammaestratore di alligatori dice che è tutto a posto, accarezza la testa al dinosauro, dice che ha mangiato così tante galline da essere a posto per un mese. E poi Orietta lo ha mandato in stato catatonico. – E come se fosse in coma, non vi preoccupate.- Rauca con sicurezza.
-Amore, cerca di stare ferma, dieci secondi, il tempo dello scatto.- Sussurro guardando Piero, l’ammaestratore .Ma la sua parrucca blu si è storta e mi fa mettere in dubbio le sua professionalità. Non si capisce bene la sua età, la parte della testa scoperta dalla parrucca sembra di pergamena. Forse è solo un pazzo.
-La fai facile tu. Ho avuto meno paura quando ti sei improvvisato lanciatore di coltelli.- Dice Nuvola.
-Si ma erano coltelli di plastica, e poi questa Idea è stata tua, sto cazzo di coccodrillo sta girando come un tassametro…a quanto siamo arrivati?- Chiedo all’affittatore di alligatori.- E’ passata un’altra mezzora, siamo a millecinquecento euro. Ma non preoccupatevi a questo punto facciamo un forfait.-
-Bene allora facciamoci una pausa, prendiamo un caffè.- Dico, spegnendo i riflettori puntati sul letto. Le pupille dell’alligatore si restringono, mi si rizzano i peli, fino a quel momento mi sembrava di plastica, i riflettori devono avere riscaldato il suo sangue freddo.
-Amore mi dispiace non ci riesco- Non obbietto, la capisco, anzi ne sono felice, guardo Piero, faccio spallucce. Lui si gratta la parrucca poi se ne esce con :
– Se serve per salvare capra e cavoli mi metto io sul letto, non sarà la stessa cosa ma almeno avrai uno scatto surreale per la tua prossima mostra! – Gli dico che va bene, e lui si spoglia davanti a me e Nuvola come se nulla fosse, ha cicatrici che sembrano saldature su tutto il corpo, il pene sembra mozzato, ma non voglio indagare, Nuvola si gira, le accarezzo la fronte.
-Alla faccia del “è innocuo come un chiwawa!”- Sbotto .
-C’è voluto tempo per capire che le galline non bastavano, che ci voleva Orietta Berti, segreti del mestiere, Ma Golia mi dà da vivere, ha fatto tanti film sapete? – Ce la conta per mezz’ora, fino a quando si sistema nudo accanto al suo animale, accendo i riflettori, Nuvola si mette dietro a me, mi abbraccia la vita, rimetto dall’inizio il 33 giri ma s’inceppa su “un giorno disse il grillo alla formica…” un loop, che mi fa fissare gli occhi del rettile, sembra che stia aprendo la bocca, ma forse è solo una illusione, cerco di fare uno scatto decente, mi tremano le mani,verranno scatti commossi, Piero si gira sul fianco, abbraccia Golia, faccio una raffica di scatti, Golia apre la falangi e con la leggerezza di due bacchette di bamboo, affonda i denti sulla testa di Piero
.- Non vi preoccupate è il suo modo di dimostrarmi affetto, ho la calotta cranica in titanio, sono le sue carezze- Io e Nuvola siamo pietrificate dall’orrore, faccio un ok con il dito. – Hai fatto lo scatto? – Non riesco a rispondergli. Poi l’inevitabile, Golia con due sole mosse meticolose, afferra Piero come un rametto e se lo ingoia. Nuvola corre in cucina gridando, mentre la risata di Piero echeggia da dentro la pancia. –Ma sei proprio cattivone…non si preoccupi, lo ha fatto altre volte, tra qualche istante mi sputerà. È il suo modo di dimostrarmi affetto. Guardi i suoi occhi stanno piangendo vero? –
– Senta io chiamo la protezione civile!-
-No non faccia nulla, aspetti…ecco…- Golia apre la bocca rigettando a terra Piero, tutto itero.- Si rialza.
-Vi ha fatto impressione? Mi scusi…signorina è tutto apposto!- Urla. E poi infila l’enorme museruola all’animale e l’imbracatura sulla quale c’è la sede per il grammofono. Nuvola è ancora chiusa in cucina, con i vestiti di Piero. L’alligatore si tuffa dal letto con un tonfo, Trascina Piero fino alla porta, lo spingo fuori nudo, la richiudo tirando calci al codone ancora mezzo dentro. Sento urlare, saranno i vicini. Nuvola sta piangendo sul tavolo.
-Ti giuro amore, mai più! Nemmeno una tartaruga!- Dice. Prendo un pennarello indelebile, cancello le spunte sul calendario dell’ammaestratore di draghi di komodo, quello di leoni, di cani della prateria.
-Basta foto! nemmeno quella con i conigli nani!- Aggiungo.
-I conigli nani si, devo appendere qualche foto bella al bar Fagiano, se no che foto facciamo? – Mi sussurra la mia nuvoletta dolce con gli occhi rossi. Si è già ripresa, mentre ci baciamo immagino la faccia del mio psicologo quando gli racconterò la cosa.

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