Stampante 3d

Paoletta ha comprato una stampante 3d per i sogni. E’ una specie di cuffia per capelli con dei fili che finiscono su una stampante a modellazione per deposizione fusa , posta sul comodino.Siamo costretti a dormire a turno. Durante la fase rem questa stampante s’accende e comincia a stratificare le immagini dei sogni, la matassa di plastica gira come un nastro a bobina uscendo fusa dall’ugello riscaldato , solo che è tutta da tarare e tra un sogno e l’altro ne escono fuori composizioni surreali, l’altra notte a me è uscito un albero con orecchie di coniglio ed una lunga coda con petali, a Paoletta escono città inglobate con persone, case con tetti di gambe o porzioni di viso. Molte volte sono composizioni pollockiane. Alcune di queste composizioni le porta in un posto dove le ingrandiscono in scala, creano oggetti di design, pacchiani, ma piacciono ai ricchi. Quando va bene con una bella dormita tiriamo su un pacco di soldi in una notte sola. Il problema è che il processo deve essere documentato per la certificazione di “oggetto da sogno di origine controllata”; così quando dorme lei sto sveglio io e quando parte la stampante registro tutto con una fotocamera HD, registro i suoi occhi che si muovono e poi la colata di plastica, durante questa fase la bacio senza svegliarla, se m’accorgo che sta uscendo una specie di mostro le sfioro la fronte. E poi rimango in attesa della successiva fase rem tenendomi sveglio pensando ad una alternativa a questo cazzo di lavoro, perché vorrei accarezzarle le cosce, ma non posso interrompere il ritmo circadiano del sonno. Così la respiro e penso. Poi quando si veglia lei facciamo una breve colazione e dormo io. Sedici ore della nostra giornata sono dedicate al sonno-lavoro, facciamo i turni sfalsati, ma per il resto tutto ok, ci rimangono otto ore per sognare davvero, uscire, mangiare, coccolarci. Abbiamo provato a metterci in testa la cuffia quando facciamo l’amore, ma quella maledetta stampante non si fa fottere, si attiva solo con le onde beta o come si chiamano quelle in cui uno sogna e remma.
-Stanotte hai remmato meravigliosamente tesoro…- Le ho detto l’altra notte, mostrandole la graziosa composizione che aveva creato, una specie di coppetta gelato dalla quale uscivano tre falli intrecciati.
-Ma io non ho sognato una cosa del genere…- M’ha risposto stirandosi la schiena e abbracciandomi, per fortuna era sabato, e alla domenica ed il lunedì non lavoriamo, abbiamo recuperato un po’ d’intimità, i sogni sono desideri, ho cercato d’intrecciarmi con lei e poi abbiamo dormito assieme. Ho la certezza che quando dormo e “remmo” io, lei mi accarezza il viso, guardo le registrazioni prima che le cancelli, e questo è uno dei motivi per i quali non ho ancora fatto a pezzi quella maledetta stampante.

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