l’elettromestico che creava felicità

“E se l’esordio della felicità ti è ancora sconosciuto? Se quella che credi di aver provato come tale, fosse solo l’albume che cola da un uovo rotto , e non il tuorlo tutto intero?”Questo era lo strano e disarticolato slogan di quel nuovo prodotto, un elettrodomestico in grado di creare piccoli uragani di felicità. Grande più o meno come un aspirapolvere. Entrai nel negozio e chiesi delucidazioni, il commesso che sorrideva anche dalla testa calva, era entusiasta.-Guardi funziona con il vuoto, lo cattura e tramite una serie di elettrodi brevettati, lo converte in vortici spiraliformi di positroni, una specie di trottola di vento felice, quando la spia è verde direzioni il punto del corpo in cui il micro-uragano deve agire, l’ho provato su di me, mi guardi!- Lo guardai, aveva l’espressione di un segaiolo vergine, dopo il suo primo vero pompino.
-Ok lo compro!- Avevo quella voglia matta di arrivare a casa e provarlo subito. Lo misi in carica, la ventola incominciò a catturare il vuoto che mi circondava, se mi mettevo vicino, la ventola rantolava più velocemente, ed in meno di un’ora “Tin!” il suono del timer e la luce verde. Presi il manicotto con prolunga, volevo sfornare il mio primo uragano di felicità direttamente sulla testa, pigiai con l’alluce del piede il pulsante di avvio ed uscì roboando quello strano vento nutrito da molle invisibili, urlai dal dolore, quell’uragano del cazzo era un silk epil gigante e quelle lamelle invisibili mi strapparono quasi tutti i capelli. Tornai incazzato dal commesso.-Senta si riprenda questo arnese, e se non vuole che la denunci mi paghi il danno!-Il commesso andò alla cassa tutto felice, dandomi cinquemila euro in contanti.- Non ha letto le istruzioni, ha fatto come me, ma posso garantirgli che questo fa parte del processo di guarigione, riprovi sii tenace, e legga le istruzioni!- Me ne uscii con il mio crea tornadi e con quei soldi feci uno shopping sconsiderato, che mi fece ricredere. Lessi le istruzioni, vi era scritto di evitare zone con i peli, le mie uniche parti del corpo prive di peli erano i palmi delle mani e dei piedi. Così rimisi in carica l’aggeggio, mi avvicinai per farlo caricare prima, presi l’ugello tra le mani e schiacciai il pilsante con il manico di un battipanni. Questa volta il piccolo uragano mi creò una specie di solletico , cercai di contenerlo tra me mani, ma scivolò via ed il vento si rapprese lasciando al suo posto una nuvola a forma di ragazza nuda che dormiva sospesa nell’aria.
-Chi sei?- Dissi avvicinandomi per sincerarmi che respirasse. Lei sbadigliò, fece una capriola all’indietro, nuotò nell’aria facendo due vasche da parete a parete, poi si divise in tanti piccoli batuffoli di nuvole che mi volteggiarono sopra la testa, facendomi ricrescere i capelli, continuò a girarmi attorno; quando si scompose in nuvolette ed entrò dentro di me, provai la felicità dei tuorli interi. Penetrammo la terra ,uscimmo da essa nella forma dei profumi , rincorrendoci nei più piccoli e insignificanti fiori della pianeta, e poi in quelli dei corpi in amore, che non erano i nostri ma ad essi appartenevamo nelle più alte sfere del piacere, per qualche secondo ci baciammo con tutti i baci dati nel mondo in quel momento, fummo le effusioni,i pori, il calore zampillante. Poi lei si nascose di nuovo dentro di me, e mi lasciò inebetito. Dovetti farmi tante spremute di arance per ritrovare la lucidità. Andai al negozio e feci sostituire il crea uragani con un più concreto estrattore di succhi. Il commesso sembrava avere capito.

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