La ragazza in gabbia

Da bambino sono andato tante volte al mercato degli uccelli di porta palazzo, mio padre trattava con una cura certosina i canarini tenuti nella veranda, e i canarini esprimevano la loro felicità con il loro canto, i colori vivi del piumaggio, il fatto che si riproducessero. Erano esposti verso l’alba, al sole morbido delle mattine,che a mezzogiorno si nascondeva dietro i palazzi. Chiusi nelle loro gabbie, erano una felicità da custodire,da proteggere dalla calura o dal freddo, da rinforzare con gli ossi di seppia. Una felicità in cattività, fatta non di voli ampi, ma di piccoli saltelli tra le stecche, o sull’altalena, un piccolo nido di batuffoli, un bagno nel contenitore di plastica. Simile alla felicità degli operai, delle loro verande,delle 127,delle piante che crescono nei vasi. Prigioni romantiche di vimini, fili di ferro curvati. Ho conosciuto una donna di nome Margherita, con una casa piena di gabbie vuote,le collezionava come oggetti decorativi, d’epoca,quelle del 700 erano in legno con intarsi barocchi dorati a mecca, come le cornici dei quadri antichi. Dei piccoli teatrini ovali,o a forma di pulpiti, di casette, oppure in ferro laccato di bianco. –Le ho prese nei mercatini delle pulci in Francia,o a Londra, non si trovano più…- Mi aveva detto in uno di quei pomeriggi nei quali mi autoinvitavo a casa sua. In alcune gabbiette aveva messo degli uccelli di feltro fatti da lei, nella stanza da letto aveva appeso con dei fili un volo di uccellini fatti di cartapesta. La signora Margherita aveva sui settant’anni, ogni tanto mi accennava qualcosa di più sul suo lavoro. Aveva lavorato come ragazza in gabbia in diversi locali parigini, a volte faceva la ragazza in gabbia per feste private, di ricchi. Conservava alcune foto di quel periodo. Dopo che mi aveva servito la merenda come una geisha, tirava fuori foto in bianco e nero dalla grande gabbia dei ricordi. Ne prendeva due o tre e poi le commentava, sedendosi accanto a me. Una volta ne prese una che non voleva farmi vedere,era scivolata in mezzo alle altre, era nuda in punta di piedi dentro alla gabbia a forma di cupola orientale, non sembrava nemmeno lei, aveva i capelli neri che le sfioravano i seni e la pelle bianca, la nascose subito chiedendomi scusa. Eravamo tutte e due imbarazzati, sapevo che avrebbe voluto dirmi di più.
-Quando ero dentro la gabbia, a volte mi dondolavo sulla mia altalena di velluto, mi sentivo protetta dagli sguardi del pubblico, un quartetto di violini accompagnava il mio canto, non cantavo in francese, mi inventavo parole, oppure fischiettavo – Ogni volta mi raccontava qualcosa di nuovo e fischiettava una melodia, gli abiti di scena se li faceva lei, perché era stata anche sarta, abiti con piccole code di paillettes, o becchi finti di legno dipinto, e ciglia di piume lunghissime. In alcune fotografie aveva reggiseni di piume, o strani copricapi di piume di struzzo. In una foto aveva soltanto una piuma di struzzo che dal centro dei piccoli seni scendeva fino al centro delle gambe,e poi grandi ventagli e bocchini da sigarette in argento , caviglie piumate sopra piedi scalzi, foto fatte di schiena ornata di perle che mi mostrava coprendo con il palmo il suo fondoschiena. Ma sulle sue natiche un pomeriggio scorsi gli occhi delle piume del pavone, e accanto a lei un uomo che le cingeva i fianchi, il suo sorriso da mercante sembrava fuori luogo in quella gabbia,assieme a quella poesia.
-In questa foto sono con Edith Piaf, la chiamavano l’usignolo francese, io ero soltanto “ la fille plume” la ragazza piuma, mi aveva preso in simpatia, dovevamo fare uno spettacolo assieme- La foto sul retro aveva una dedica e una firma. Margherita sembrava prigioniera di quel tempo,le sue piccole mani,i polsi sottili,la magrezza asciutta ed il suo profumo di saponetta alle rose avevano lasciato intatta l’eleganza del suo volto.
-Volavo tra gli uomini, gli uomini hanno bisogno di volare,a volte possono farlo soltanto con gli occhi, con la fantasia,spero che tu diventi un uomo capace di fare volare le donne, spero che tu trovi una donna capace di farti scivolare addosso la vita,come una piuma, per un lungo, lunghissimo tempo.-
Margherita, non mi aveva parlato del suo trasloco. Un giorno quando andai a trovarla, suonai sul suo campanello, un uomo che abitava nello tesso palazzo mi disse che si era trasferita al mare. -Ha fatto la prostituta per tutta la vita,è giusto che vada in pensione anche lei- Rimasi senza parole, non per lo stupore, ma per la malinconia, rimanere leggeri in mezzo agli uomini. Scesi da quel gradino come una rondine che spicca il primo volo.

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