tabula rasa

A volte faccio tabula rasa di tutto, anche della città, solo che poi incomincia a scendere tutto dall’alto come pezzi di tetris, metto i palazzi coricati o a coppi in giù, per farli sparire annullandoli con le loro stesse forme. Con la mole è un casino la devo fare a fette orizzontali con l’applicazione ninja, e tra una fetta e l’altra metterci il mascarpone, ricoprirla di caramello e buttarla ai giocatori di candy crush, che se la vedano loro. E poi ci sono i sentimenti, che sono una massa disomogenea di forme, è un po’ come separare il rame dei fili elettrici dalla plastica, bisogna buttare tutto nel fuoco, con il rame ci faccio formelle per budini , oppure li regalo ancora grezzi a dei grossisti di componenti elettronici, che li scompongono nelle varie sottospecie di metalli. Ci sono dei satelliti che dentro hanno un po’ di me, dei vaffanculo orbitanti. A volte invece faccio tabula rosa, e allora diventa tutto shabby style, i palazzi diventano confetti, e anche le persone diventano confettate, del contenuto dei confetti se ne occupano altre imprese di riciclaggio sporco, che si occupano anche di spurgo pozzi neri, posso affermare che esistono gli stronzi dentro, o gli acidi dentro, o i ferrero rocher, è tutta una cooperazione. C’è gente che i propri sentimenti tabula rasati e ramati preferisce darli alla zecca, a volte prendo monete da cinque centesimi, le metto sulla fronte ci sono quelle che dentro hanno ancora baci da cinquanta euro, ma di solito è tutto un mix. Il sole è un altoforno, come tutte le altre stelle, ci abbronziamo di sentimenti, comunque sia scaldano.

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