Sushi

E mi stupisco sempre di quanto sushi una ragazza può mangiare, a me piace il wasabi lo mando giù a pezzi per avere quella sensazione che si ha quando ti va per traverso il mare. Quei pezzi di pesce morbidi come una carezza, come una lingua che dorme; si potessero tagliare con un coltello affilato anche i ricordi che ho ,sarei un cannibale di sentimenti,
disosserei carezze, incastrate nel costato
se i ricordi avessero ossa
e non fossero meduse anche i suoi capelli
in quel 70 per cento di acqua
che al netto del mio peso sono 50 litri.
Una bocca che è corallo, in questo piccolo acquario
mi stupisco sempre di quanta bocca ci può stare
di quanto ci si possa distendere, in divani di parole
e azioni immerse
su una spiaggia, ricordi che si spogliano
nell’impalpabile gesto di guardarsi,
prima della risacca, quanta pelle ci può stare
quante mani riportate al loro posto.
Resiste al filtro il suo odore di buccia gialla
e mi stupisco sempre di quanto odore si può filtrare.

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