L’oca

Corinna aveva qualcosa di “strano”, l’avevo notato da subito. Attorno al suo corpo, invece che un’ombra normale, c’era un’ombra a cerchio, il sole vedeva in lei ciò che non vedevo io. O forse visto che il sole bacia i belli, lei era baciata dal sole in ogni angolo, e da questo dipendeva la sua ombra. Questa cosa la tenni per me per mesi, fino al giorno in cui ci trovammo da soli, a casa mia.
-Vuoi qualcosa da bere?- Le chiesi, ma lei sembrava a suo agio così, dovevamo solo chiacchierare, ascoltare un po’ di musica.
-Ti da fastidio se mi tolgo l’ombra?-
-Fai pure,guarda puoi metterla dove vuoi. O se ti da fastidio spengo la luce, hai l’ombra irritata? Capita anche a me, pensa che certe volte mi sembra perfino di perderla per strada, uno non ci fa caso…-
Corinna si spogliò dell’ombra come se fosse un vestito, e la posò sul pavimento, un cerchio scuro. Mi sedetti sul letto accanto a lei, e la sua ombra si trasformò in uno specchio d’acqua, e dall’acqua emerse un’oca che si scrollò le ali ,bagnandoci a spruzzi.
-Beh, un po’ strano lo è.- Dissi mentre l’oca starnazzava con il suo becco arancione.
-Cosa?- Mi disse mentre mi passava un fazzolettino di carta per pulirmi la faccia.
-OH! nulla, hai un’ombra che cattura le papere e chissà quali altri uccelli. Non è che è l’ombra assassina? Giurami che se ti bacio non esce la testa di Lochness.
-Ma che scemo che sei! È un’ombra come tutte le altre.- E ci mettemmo a ridere, però intanto andai in cucina a prendere del pane per l’oca, e quando buttai la pagnotta nell’ombra emersero anche pesci colorati, timidi certo, ma con una loro profondità. Misi sul giradischi un vinile degli Smiths, ed intanto l’oca con quelle zampe palmate salì sul letto. Potevo provare a dare un bacio sul collo a Corinna senza scatenare le oche dell’inferno? Decisi di provarci. E le baciai il collo.
-Vuoi fare il gioco dell’oca?- Mi sussurrò.
-Come funziona?-
-Non hai mai fatto l’amore?
-Con l’oca sul letto mai. Possiamo andare sul divano e chiudere l’ombra qui?
– Non serve questa è una porcaloca, una parolaccia caduta nella mia ombra. La gente è maleducata.
-Giusto che scemo! Viva la vida loca allora!
E così ci baciammo, mentre l’oca con il suo becco mi dava dei piccoli morsichi dolorosi sul braccio, con una mano cercavo di allontanarla, ma lei ritornava a beccarmi, pensai anche di stringerle il collo, però ad un certo punto capii che tutto era vano, più ci baciavamo e più l’oca soffiava incazzata con gli occhi iniettati di un odio primitivo.
-Senti Corinna, non ci riesco, ho paura che l’oca mi eviri, è evidente che è gelosa.- Io e Corinna ci guardammo in silenzio.
-Oca-zzo! hai ragione- Disse guardando i miei gomiti sanguinanti. Si alzò, prese l’oca la ributtò nell’ombra, la aiutai a ripiegare l’ombra come una di quelle tende da campeggio pieghevoli , fino a farla diventare grande come una piadina. Feci finta di non sentire il vociare psichedelico dell’oca infrangersi in echi come in “The Piper At The Gates Of Dawn”.
-Buttiamola nell’organico, dissi.- E lei mi raccontò di quando da bambina aveva cominciato a dare da mangiare alla sua ombra, fino a farla diventare obesa. Quella volta non facemmo l’amore, uscimmo per vedere la sua nuova ombra al sole, un’ombra normale. Andammo a portare l’ombra al fiume, la gettammo dal ponte, l’acqua tornò nell’acqua e l’oca con un lungo volo ritrovò la sua libertà. Ed io e Corinna festeggiammo la cosa con una bella mangiata al giapponese.

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