la sindrome di pompei

Una mia amica al posto di mettere un normale controsoffitto in cartongesso, ha fatto installare un acquario, una lastra di cristallo grande come tutto il soffitto, siliconata con perizia da un tecnico acquariofilo. L’intercapedine tra lastra e soffitto è alta mezzo metro ed è piena di acqua salata, coralli, pietre vive e pesci marini ed una enorme murena. Saranno tre tonnellate di peso, come un elefante indiano e mezzo.
Sotto quel soffitto sovente guardiamo dei film, ci distendiamo sul materasso, che è della stessa misura della stanza, un letto a 10 piazze fatto su misura. Quando spegne la luce, i coralli e gli anemoni emettono strani bagliori, si sentono scricchiolii. Lei dice che sono i pesci pappagallo che con il becco rosicchiano pezzi di pietra viva. E invece a me sembra che qualcosa ceda, confido nella forza del silicone, ma temo che ogni minima effusione potrebbe in sostanza, essere l’ultima. Lei mi rassicura, dice che è impossibile che cada. Ma a casa sua ho la sindrome di Pompei, per due ragioni, la prima è che potrebbe caderci tutto addosso, e finire incastonati dentro il materasso a memoria di forma. Potrebbero ritrovarci dopo cento anni come dei reperti archeologici, e dai calchi del materasso risalire al misfatto. La seconda è che non posso fare a meno di correre quel rischio, perché lei ha una talento naturale, è bella come un bene culturale, come un mosaico proibito.

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