la “sindrome dell’accumulatore dei cuscini”

Varminia, colleziona cuscini d’ogni tipo, ha la “sindrome dell’accumulatore dei cuscini” ; guanciali per cervicale, dell’ikea, a forma di luna, biscotto, fatti a mano dalle nonne, imbottiti di piume, o in lattice o di ovatta, grandi, piccoli, per cani, per divani . Ha predisposto una delle due stanze del suo appartamento alla collezione. La stanza è piena zeppa di cuscini ,non si vedono più muri o finestre o balconi, potrebbe sembrare claustrofobico ma non è così. Ogni volta che vado a trovarla, mi offre una tisana di biancospino, secondo lei dovrebbe rilassare, e poi mi dice : “Andiamo nella stanza dei cuscini?” Dico sempre di si perché è divertente, mi fa sentire un criceto o un gerbillo dentro ad una giostra. Aperta la porta della stanza c’è il muro dei cuscini incastonati con cura, alcuni sono ricamati, di tutti i colori, e al centro una specie di orifizio, un imbuto tra i cuscini, un budello, ci togliamo le scarpe per entrare, entra sempre prima lei perché il primo tratto è buio tenue, e io procedo seguendo i suoi piedi con l’olfatto, allungandomi e procedendo a piccoli scatti come un lombrico. Ci vuole un minuto di percorso prima di cadere nel primo morbido anfratto, una piccola cappella in mezzo ai cuscini, per ridere ho detto a Varminia che sembra uno stomaco di un pupazzo, ma a Varminia questo non fa ridere dice che è la tana del bianconiglio. Varminia accende una delle pile e la incastona al centro del piccolo igloo. Ed il suo volto si illumina di una felicità indescrivibile, torna bambina. Mi prende le mani e dice: “Sembra di essere lontanissimi dal mondo, non è magico?” Ed in effetti se stiamo in assoluto silenzio, sentiamo soltanto i nostri respiri, ed io anche l’acufene, ci abbracciamo e lei spegne la torcia, rimaniamo così fino a quando abbiamo fame, qui dentro Varminia ha portato piccole provviste, biscotti e bottigliette d’acqua. In questo atrio morbido ci sono altri due orifizi leggermente in salita, quello a sinistra porta ad un anfratto che è solo suo e non mi c’ha mai portato, quello di destra porta al suo “Nido”, c’è una corda per arrivare al nido, procediamo con lentezza , fino a quando lei arriva e mi aiuta a tirarmi su. Accende due pile, ha riempito questa stanza di fieno, c’è un cuscino a forma di uovo quando è sola viene qui e lo cova al buio, dice che la rilassa. In questa stanza possiamo distenderci, facciamo la cura del fieno , quando spegne la luce tutto scompare in un calore embrionale, il fieno pizzica la nostra pelle, diventiamo cuscini da morsicare, da incastonare, facciamo tenerezze in sospensione, poi ci lasciamo scivolare giù verso il budello d’uscita, e sudati cadiamo l’uno sull’altro sul pavimento freddo, come due gemelli appena nati. Ci dimentichiamo ogni volta di metterci un tappetino.

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