Sesso nel bosco

Ho immaginato una ragazza pisciare sopra la carcassa in putrefazione di una lepre, lei in piedi nuda dall’ombelico in giù, i suoi peli pubici dello stesso colore di quello della lepre, con lo stesso sorriso di chi legge una barzelletta, attorno pioppi e foglie macerate. Quella stessa ragazza con cui ho fatto l’amore un attimo prima ; in piedi lei piegata e appoggiata ad un albero, con il rumore del sesso amplificato dal silenzio. Abbiamo ancora voglia di farlo, lei si avvicina, io mi inginocchio, lecco la sua fica ancora umida, ha scarpe da ginnastica, le mosche che erano volate via dagli scrosci della sua pisciata ora tornano all’attacco sulla lepre, si inginocchia anche lei, mi sento così animale che le lecco il buco del culo, chiuso come gli angoli di un pugno tra le sue natiche, come una noce di foglie ripiegate in un solo petalo, le mordo una natica, apro la bocca per prenderne il più possibile, mentre le nostre ginocchia affondano sotto le foglie umide. E poi la penetro, stringendole i fianchi, covando i suoi seni nelle mie mani. Si muove , ondeggia, i nostri vestiti appoggiati alla sella di un motorino, è tutto dentro, non potrebbe entrare più di così, riesco a farglielo pulsare in una zona dentro alla sua vagina che prende la forma della mia cappella, e ad ogni contrazione inarca la schiena, la immagino proprio sotto il suo ombelico quella parte di me che non chiede altro. Ci guardiamo negli occhi, allungo un dito, lo succhia siamo in un nido di muschio, affondo in lei, come se dovessi sfondare un’ imene ancora più profonda, un orgasmo ancora più intimo, anche le foglie dei pioppi si stanno muovendo sotto il vento, una foglia cade sulla sua schiena, la prendo di nuovo per i fianchi, per spingerli con tutta la forza verso il mio bacino, è bello che l’orgasmo arrivi così, fermandoci un attimo, che siano solo gli spasmi a farci sussultare, per richiamare il piacere dalle radici, dalla natura che ci sta osservando, le sue spalle mi creano brividi sulla schiena, godo nel verla gemere, è così femmina che vorrei essere pioggia per fecondarla in ogni grammo di calore, poi ci abbracciamo e cadiamo su un fianco, per baciarci con la bocca aperta,e rifugiarci nella nostra pelle, da lontano arriva l’odore di un fico al sole.

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