Sorgere

Sorgere nel delirio dei grilli
in un bilanciamento perfetto
tra le tue braccia rosate e i prati.

Sorgere dai silenzi lunari,
ha pisciato anche la luna stanotte,
scrosciando sull’erba , e tu mi distrai con pochi colori.

Le nostre braccia fiumi ad acquarello,
una sigaretta continua a fumare,
sono quelle odiose e tu l’azzecchi
con i piedi nella terra come un insetto.

Muoia questo fumo, torni nel suo pozzo nero.
La tua bocca ha la pastosa grana della felicità,
sono gli anfratti che ci chiamano a loro, come i libri.

Ci siamo posati su questo, lontano da occhi indiscreti,
ti giri e sorge dai tuoi capelli la sfericità che ti fa donna
una profumiara di pelle, ci dir-amiamo freschi al vento.

Abbiamo poggiato i vestiti sotto rovi in fiore,
hai una zanzara sulle natiche, non ti dico nulla
le stringo una mano sopra, una striscia di sangue
la corteccia di un albero sbriciola sulla tua schiena
sembra una vela issata da piccole liane
ci facciamo convessi e concavi,
pieghiamo le nostre ossa come chi si ama.

Hanno parlato mille voci qui,
hanno cagato cani, ma ora è fruscio
di fili d’erba davanti al tuo pube.

Mi sento una botte tra i tuoi calcagni,
ed in fondo ai tuoi polsi piegati
la città è una sorda circostanza
che soffia sulla mia schiena
debole e arresa, mentre baci il mio collo
in una leggera discesa.

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