Canditi

C’è chi ama il pandoro e odia il panettone perché ha i canditi, a me piace dissezionare il panettone prima dalla glassa, poi dall’uvetta e canditi, creando tunnel nella mollica usando l’indice come il naso di un formichiere o di un picchio. Alle elementari la maestra ci aveva portato a vedere come facevano i panettoni Gallup. A parte che pensavo che li facesse Simon Gallup il bassista dei Cure, ero rimasto male perchè da pugnetti di pasta e qualche candito uscivano panettoni da due chili, era tutta lievitazione. Allora come mai dai panettoni tiravo fuori manciate di canditi? Dovrebbero fare uno studio serio su questo fenomeno. Sarà che succede come quando sei innamorato e dalla persona che ami tiri fuori canditi, candide e tonnellate di altra roba, il lievito moltiplica espande a livello di universi, le stelle sono canditi di un panettone fuori misura. Ma questa cosa di usare le dita come lingue di un formichiere non mi è mai passata, ho iniziato dalle caccole del naso, poi sono passato alle pozzanghere ; rompevo il velo d’acqua e riuscivo ad accarezzare quelle testoline nere codate, il fango sotto l’acqua è come una pelle calda, un pube morbido, l’acqua è il lievito della natura, le ragazze quando escono dal mare hanno perline colorate sulla pelle che cadendo formano le biglie di vetro,(Infatti nessuna fabbrica produce le biglie, le raccolgono nella sabbia come canditi, uomini poeti dalle lunghe dita). I mari sono pozzanghere con un pugnetto di canditi, e forse la terra all’origine era un diamante con una pugnetta di stronzi . A volte invidio gli oranghi, perché passano ore a spulciarsi sotto la pioggia, quando ami hai una falange in più, le carezze affondano nella pasta, aprono le finestre al granaio del cuore, pettinano i capelli in altri modi, scombussolano i fondali, dimmi quanti sedimenti hai e ti dirò chi sei, buttano semi di rose e ortiche creano venti alisei, fanno bene alla circolazione. Le mani di chi ami tolgono le fatiche. Ma ora con un velo di nostalgia, ripenso ai Cure alle loro teste cotonate, alle dita nelle marmellate, alla quantità spropositata di lamponi che mangiavo sulle tue labbra, panettoni disintegrati nel tempo.

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