Il merlo Bianco

Daria insistette tanto perché andassi a vedere il suo merlo albino.

-Guarda che è davvero strambo, e poi parla!- Guardai gli occhi di Daria, vidi il mare di Albenga, era estate, i vicini, un merlo parlante al balcone di sotto.
-E che dice?- Risposi pensando ai miei genitori con una cassetta di alici da pulire e mettere sotto sale,sempre ad Albenga; poi un negozio pieno di oggetti fatti con le conchiglie, Daria mi ispirava cose di mare, merli bianchi con ali di gabbiani e baci spumosi.
-Dice parolacce come tutti i merli, l’ho già comprato parlante, dai dai dai vieni a vederlo!- Mi venne in mente un granchio su un banco di pesci, avevo due anni ,quel granchio enorme e rosso faceva le bollicine dalla bocca, parlava nella lingua dei sogni, capivo più lui che tutto il vociare degli uomini attorno.
Daria mi portò a casa sua, due stanze e una gabbia per merli nella stanza con il divano letto ,vicino alla finestra nel semibuio. Il semibuio è più vicino alla luce o al buio? Forse è un buio albino.
-Eccolo, si chiama Pluto.- Il merlo fece un salto sul trespolo più alto. Nel semibuio a volte si fanno le cose più luminose, nel semibuio i seni di Daria erano ormeggi fluttuanti, ed il suo sorriso il bagliore nel mare di Albenga. Poi quell’uccello aprì la bocca:
-Ancora! Ancora! Fottimi!
-L’hai sentito? Non è un fantastico stronzo? – Disse Daria con la felicità di una circense che volteggia nuda sul trapezio.
-Ma sai che lì per lì ho pensato alle ancore delle navi? Cioè è forte davvero, ma quante parole sa dire?
-Un casino, ogni tanto ne inventa una, stai qui parlaci un po’, io vado a preparare una tisana.
Io e Pluto rimanemmo da soli, girava la testa per studiarmi,con lo guardo serio di un parente incazzato.
-Sti cazzi! Leccami Leccami il culo! Fiuuu- Urlò Pluto con una voce di donna.
-Alla faccia! Daria hai sentito? È un fenomeno!- Lei sorrise, il merlo rosicchiò il pezzo di mela incastonato tra le sbarre, Daria ritornò con le tisane le posò sul tavolino e ci sedemmo sul divano a guardare Pluto. Dovevo proprio dirglielo:

-Daria sei bella come il mare di Albenga.- Lei si distese sul divano poggiando le gambe sulle mie.
-Ma non l’hai capito che sono lesbica?
-Mica ho detto che volevo fare cose con te- Però un po’ mi albinizzai anche io, le accarezzai le gambe, lisce bianche, come la sabbia dentro le clessidre, poi ad un certo punto Pluto merlettò –Albenga!- E ridemmo tutte e due come scemi.

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