I luoghi dell’ombra

Conservo odori di posti scomparsi,
basta un odore a costruire un posto tutto intero.
L’ombra ha in me almeno una dozzina di luoghi :
il primo è un mezzo rudere in campagna, il “Ciabòt”
che nella stagione estiva diventava la casa dei miei amici.
Era incastonata nell’ombra di piante disordinate, affiorava anche dai pavimenti dissestati, ti si attaccava alla pelle, nutrita da secchiate d’acqua domestica, buttate sull’erba. Nella loro stanza da letto il poster di Madonna, quell’ombra vergine e puttana assieme, simile a quello della nostra adolescenza. Spariva nel sole, e riaffiorava come una ragazza gigante accovacciata, con i lunghi capelli neri dai quali affioravano sporgenze morbide e bianche, a volte profumava di frittelle di mele.
Il secondo odore di ombra era in un’altra casa spersa nella campagna, i miei zii tenevano sempre le persiane chiuse, per le mosche, era un riparo dalle mosche. Sul retro uno specchio d’acqua con le rane, e mattoni con capelvenere, nella cucina l’odore della stufa accesa in qualsiasi stagione, e acqua di colonia, un divano sul quale leggevo i libri di botanica di mia zia, era un’ombra più adulta, una donna zitella e malinconica.

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